Come la geografia condiziona le ambizioni e le strategie di potere? Tim Marshall ricostruisce come fiumi, mari, catene montuose e risorse abbiano segnato la storia russa — dalle invasioni napoleoniche del 1812 alle campagne delle due guerre mondiali — e come quei vincoli spieghino oggi le mire di Mosca in Ucraina. Da mettere in lista per chi cerca una chiave geografica per comprendere il conflitto.
Le Borse dell’Asia-Pacifico si avviano a un’apertura contrastata nella seduta di lunedì. A pesare sui mercati sono le notizie su una possibile riapertura a breve dello Stretto di Hormuz, che hanno spinto al ribasso i prezzi del petrolio e sostenuto il sentiment degli investitori.
Gli sviluppatori di Linux Mint stanno realizzando un nuovo strumento per gli screenshot per il desktop Cinnamon in vista della prossima major release. L’obiettivo è offrire più opzioni e gestire meglio le differenze tra finestre con decorazioni CSD e SSD, così da ottenere catture più pulite. L’attuale gnome-screenshot non mostra correttamente le ombre delle finestre su Cinnamon e può introdurre artefatti scuri attorno agli angoli arrotondati.
Robert Kagan definisce disastrosa la gestione americana del conflitto con l’Iran e sostiene che Washington ne pagherà le conseguenze per anni. A suo avviso i pasdaran rafforzeranno il loro controllo sul petrolio mondiale, mentre Cina e Russia trarranno la lezione che gli Stati Uniti possono fallire.
Il negoziato sul nucleare iraniano, dato per imminente, ha subito una frenata dopo le parole di Donald Trump: "Non ho fretta di chiudere". Teheran accusa Washington di sabotare il confronto e avverte che l’accordo è a rischio. Anche Marco Rubio ha escluso la possibilità di una chiusura in 72 ore.
Un attacco russo ha devastato il centro di Kiev, con l’impiego anche del missile Oreshnik. Per Parigi e Berlino si tratta di una chiara escalation. L’Unione europea parla di ricatto nucleare da parte di Vladimir Putin.
Benjamin Netanyahu mostra pubblicamente unità con gli Stati Uniti, ma viene descritto come molto preoccupato. Al centro dei timori ci sono il dossier nucleare iraniano e il fronte libanese, due nodi cruciali per la sicurezza israeliana.
L’intesa con l’Iran apre una rivolta nel campo repubblicano contro Donald Trump. Da Mike Pompeo a Ted Cruz arrivano critiche molto dure al compromesso con Teheran, mentre dalla Casa Bianca filtra irritazione per il fuoco amico.
Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano ha evocato i trionfi persiani e paragonato l’America a una Roma antica umiliata. Sul piano interno, resta la delusione di una parte della popolazione che sperava in un cambiamento.
Ely Karmon, ricercatore dell’International Institute for Counter-Terrorism dell’Università Reichman, sostiene che Benjamin Netanyahu scatenerà altre guerre nella regione. A suo avviso il vero vincitore è Recep Tayyip Erdogan, perché un Iran indebolito favorisce Ankara e rafforza il suo ruolo come corridoio energetico verso l’Europa per gas e petrolio.