Nel volo da Roma a Madrid, Leone XIV ha respinto l’identitarismo e ha affermato che la sicurezza non nasce da armi e muri. Ha inoltre detto che in Iran non si può parlare di guerra giusta e si è detto preoccupato per la situazione in Libano. Rispondendo a una domanda sui Mondiali, ha aggiunto che tiferà per gli Stati Uniti e per i Paesi piccoli.
Nuova escalation nel Golfo: dopo il lancio di droni da parte dell'Iran, gli Stati Uniti hanno colpito siti di sorveglianza iraniani. Il Central Command ha indicato come obiettivi Goruk e l'isola di Qeshm, entrambi nello Stretto di Hormuz. L'area resta centrale per gli equilibri energetici e dei mercati.
Gli Stati Uniti hanno colpito postazioni radar iraniane di sorveglianza costiera a Goruk. Teheran ha risposto lanciando nella notte missili e droni contro quelle che definisce "basi nemiche" in Kuwait e Bahrain. L'episodio segna un'ulteriore escalation della tensione in Medio Oriente.
Donald Trump ha pubblicato un video realizzato con l'intelligenza artificiale che mostra la flotta iraniana affondata. Nel post ha commentato che gli Stati Uniti hanno distrutto completamente l'esercito di Teheran.
Israele affronta una fase di guerra totale in una condizione di crescente isolamento internazionale. Il quadro mette in evidenza le difficoltà politiche e strategiche di un conflitto che si allarga, mentre aumenta la solitudine diplomatica del Paese.
In Iran il calo delle nascite torna a preoccupare, sullo sfondo di conflitti, rincari e cambiamenti negli stili di vita. Dagli anni Ottanta il tasso di fecondità è sceso da 6,5 a 1,35 figli per donna, segnando una trasformazione profonda degli equilibri demografici del Paese.
L’Aiea si dice ottimista sulla possibilità di un accordo tra Washington e Teheran sul dossier nucleare. Il direttore dell’agenzia atomica ha incontrato i delegati di Cina e Russia, indicate come possibili destinazioni dei 455 chilogrammi di uranio arricchito. Il confronto si inserisce nei contatti diplomatici in corso a Ginevra.
Benjamin Netanyahu ha congelato la tregua tra Israele e Libano, affermando che ogni discussione è inutile se Hezbollah non accetta l’intesa senza nuove condizioni. Mentre tra lo Stato ebraico e Beirut c’è un accordo, la milizia sciita ha posto ulteriori richieste. I vertici libanesi hanno inoltre avvertito Teheran di smettere di usare il Libano come merce di scambio.
Benjamin Netanyahu ha bloccato il voto sul Libano, affermando che non c'è un'intesa sullo stop di Hezbollah. Intanto proseguono i raid e si registrano nuove vittime. Da Teheran, inoltre, viene giudicato improbabile un incontro tra Donald Trump e Ali Khamenei.
Nimrod Novik, ex ambasciatore israeliano e già consigliere diplomatico di Shimon Peres, sostiene che Benjamin Netanyahu abbia margini limitati sul dossier libanese. A suo avviso, gli equilibri in Libano dipendono soprattutto da Stati Uniti e Iran. Novik afferma inoltre che la Casa Bianca abbia fermato Netanyahu quando gli ayatollah hanno minacciato di far saltare l’accordo.
Donald Trump ha accusato di tradimento alcuni repubblicani al Congresso dopo il loro voto insieme ai democratici. La risoluzione approvata mercoledì punta a limitare i poteri del presidente degli Stati Uniti nelle decisioni sull’Iran.
Nel ricordare Khomeini, la Guida suprema iraniana Ali Khamenei ha replicato a Donald Trump sostenendo che gli Stati Uniti hanno perso e non sono riusciti a dividere l’Iran. Khamenei ha inoltre escluso una pace finché Israele resterà in Libano, rispondendo al presidente americano che si era detto pronto a incontrarlo.
La congiuntura dell’industria del Veneto Orientale nel primo trimestre 2026 segnala una crescita debole. Le previsioni per il periodo aprile-settembre risentono anche dell’effetto Iran, che si aggiunge a un quadro già fragile. L’analisi è stata condotta da Confindustria Veneto Est con Fondazione Nord Est su un campione di 754 imprese.
È morta a 56 anni Marjane Satrapi, artista franco-iraniana che ha raccontato al mondo l’Iran con "Persepolis". La notizia riferisce che sarebbe morta "di tristezza" dopo la fine del marito. Numerosi gli omaggi, tra cui quelli del presidente francese Emmanuel Macron e di Roberto Saviano.
La Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti ha approvato con 215 voti bipartisan una risoluzione per limitare l’intervento militare in Iran, sostenuta anche da quattro repubblicani. Il testo passa ora al Senato, ma tra possibili veti e questioni costituzionali resta per il momento soprattutto un segnale politico nei confronti di Donald Trump.
La Camera degli Stati Uniti ha approvato una risoluzione che ordina il ritiro dalla guerra in Iran. Il testo è passato con il sostegno di quattro repubblicani uniti ai democratici, ma ha in gran parte un valore simbolico e deve ancora passare al Senato. Donald Trump può inoltre porre il veto.
I mercati dell’Asia-Pacifico hanno aperto in ribasso con il riaccendersi delle tensioni tra Iran e Stati Uniti. Pesano i timori che il conflitto possa mantenere elevata l’inflazione, alimentando cautela tra gli investitori.
Donald Trump sostiene di vedere la possibilità di un’intesa sul nucleare e afferma che incontrerà Khamenei, ma Teheran smentisce questa prospettiva. Intanto dalla Camera dei Rappresentanti arriva un avvertimento: per proseguire le ostilità serve un voto del Congresso. Al presidente resta comunque il potere di veto.
I pasdaran avvertono gli Stati Uniti che l’Iran è pronto a rispondere a qualsiasi aggressione. La leadership di Teheran segnala inoltre la fine della stagione delle guerre per procura e l’avvio di una nuova dottrina militare.
Benjamin Netanyahu accusa l’Europa di non avere il coraggio di combattere i “barbari” e sostiene che Israele stia proteggendo anche il continente europeo. Il premier israeliano prova inoltre a ridimensionare lo scontro con Donald Trump, spostando l’attenzione sulle tensioni legate a Libano e Iran.
Michael Young, responsabile per il Medio Oriente del Carnegie Endowment, sostiene che Israele punti ad ampliare la propria egemonia nella regione. A suo avviso solo Donald Trump può fermare Benjamin Netanyahu, perché il presidente americano vuole chiudere il conflitto. Un’intesa con l’Iran, aggiunge, potrebbe favorire questo obiettivo.
In Libano si registrano altri 49 morti mentre proseguono i negoziati. Il capo dell’esercito israeliano ha escluso che sia in corso un cessate il fuoco. La Casa Bianca ha affermato di voler separare questo conflitto da quello con l’Iran.
Donald Trump ha dichiarato che i colloqui con l’Iran stanno andando molto bene e potrebbero concludersi nel fine settimana. Sullo sfondo restano però forti tensioni nella regione: è stata colpita l’isola di Qeshm e i pasdaran hanno attaccato Kuwait City.
Il prezzo del petrolio resta sotto i 100 dollari al barile anche mentre Stati Uniti e Iran tornano a colpirsi. Le tensioni tra i due Paesi, almeno per ora, non bastano a invertire la fase di discesa delle quotazioni.
Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha dichiarato di avere con Donald Trump alcune divergenze tattiche, pur condividendo l’impostazione generale nel contesto della guerra con l’Iran. Le dichiarazioni sono arrivate in un’intervista esclusiva a CNBC dedicata al conflitto e ai rapporti tra Israele e Stati Uniti.
Notte di tensione nel Golfo, dove gli Stati Uniti hanno colpito Qeshm e lanciato un missile contro una nave accusata di voler aggirare il blocco. L’Iran ha attaccato Kuwait e Bahrein e ha minacciato una "pioggia di missili" in caso di nuovi raid americani. Donald Trump ha affermato che i negoziati stanno evolvendo e non ha escluso un incontro con Khamenei. Intanto Israele ha condotto nuovi raid su Beirut, con almeno dieci morti.
Il report sul lavoro di maggio negli Stati Uniti è atteso come un indicatore chiave per valutare lo stato dell’economia americana. I dati arrivano in una fase segnata dalla guerra tra Stati Uniti e Iran e da persistenti timori sull’inflazione, con possibili ripercussioni sui mercati.
Notte di scontri nel Golfo, con gli Stati Uniti impegnati contro Qeshm dopo il lancio di un missile contro una nave che avrebbe tentato di aggirare il blocco. L'Iran ha attaccato Kuwait e Bahrein e ha minacciato una 'pioggia di missili' in caso di nuovi attacchi Usa. Intanto Donald Trump ha affermato che i negoziati stanno evolvendo e ha detto che potrebbe incontrare Khamenei. Nuovi raid israeliani su Beirut avrebbero causato almeno dieci morti.
Gli Stati Uniti hanno colpito Qeshm, isola iraniana soprannominata il “tappo di bottiglia” di Hormuz per la sua posizione strategica nel Golfo. Considerata una roccaforte di Teheran e legata ai missili degli ayatollah, Qeshm è anche un’area protetta dall’Unesco per la sua eccezionale biodiversità, tra le più ricche del Medio Oriente.
Si intensifica lo scontro tra Stati Uniti e Iran in Medio Oriente dopo l’attacco americano all’isola di Qeshm. Razzi sono stati lanciati contro basi statunitensi in Kuwait e Bahrein, mentre risultano sotto tiro anche Arabia Saudita ed Emirati.
Donald Trump ha telefonato al premier israeliano Benjamin Netanyahu chiedendo uno stop su Beirut. Secondo The Essential di Will Media, la mossa potrebbe mettere a rischio la ripresa dei difficili negoziati con l'Iran.
Donald Trump avrebbe rivolto parole durissime a Benjamin Netanyahu nel corso di una telefonata, accusandolo di essere fuori controllo e sostenendo che Israele sia sempre più isolato. Nella ricostruzione di Barak Ravid pubblicata da Axios, il presidente americano avrebbe detto al premier israeliano che senza il suo sostegno sarebbe finito in galera. Lo scontro si inserisce nel contesto della guerra tra Israele e Iran e delle tensioni con gli Stati Uniti.
Donald Trump afferma che la trattativa continua, mentre in Libano nuovi raid dell’Idf hanno causato otto morti. Tra le vittime ci sono un padre e i suoi due figli, uccisi mentre rientravano dalla capitale dopo gli esami. Benjamin Netanyahu è sotto pressione, criticato sia dagli alleati sia dall’opposizione, che lo accusa di aver reso il Paese "un burattino".
Washington accusa l'Oman di aver stretto accordi segreti con l'Iran per la gestione delle rotte marittime, inclusa l'ipotesi di pedaggi nello Stretto di Hormuz, secondo dossier dell'intelligence e rilanci del Wall Street Journal. Gli Usa sostengono inoltre che Mascate abbia favorito transiti di imbarcazioni iraniane per eludere sanzioni e non abbia condannato gli attacchi di Teheran. La Casa Bianca ha chiesto ufficialmente al governo omanita di abbandonare l'ambiguità e assumere una posizione definita, colpendo la storica neutralità del sultanato.
Donald Trump e Marco Rubio hanno affermato che i colloqui con l’Iran sono ancora in corso, nonostante quanto riportato da alcuni media di Teheran. Trump ha detto di non preoccuparsi dell’eventualità che l’Iran interrompa i negoziati con gli Stati Uniti. La vicenda si inserisce nelle tensioni sul dossier nucleare iraniano e nelle implicazioni per l’area dello Stretto di Hormuz.
Nuovi raid israeliani hanno colpito il Libano causando sette morti, mentre la tensione resta alta in Medio Oriente. Teheran ha chiesto che il Consiglio di sicurezza dell'Onu punisca Israele e sta valutando la proposta degli Stati Uniti con un "approccio rigido". Dura anche la presa di posizione di Donald Trump contro Benjamin Netanyahu.
I rendimenti dei Treasury statunitensi sono scesi martedì, seguendo il calo dei rendimenti globali. A sostenere il movimento dei mercati è stato l’annuncio da parte del Libano di un cessate il fuoco tra Israele e Hezbollah, gruppo sostenuto dall’Iran.
Le Borse europee sono in recupero mentre gli investitori attendono dati chiave sull’inflazione. Il mercato guarda agli indicatori che potranno offrire nuovi elementi sull’impatto economico della guerra tra Stati Uniti e Iran. In forte calo invece le azioni di Abivax.
Donald Trump ha fermato Benjamin Netanyahu dopo le minacce rivolte all’Iran, indicando che gli accordi potrebbero arrivare la prossima settimana. Nel quadro delle tensioni regionali, viene riferito anche un sì di Hezbollah alla tregua, mentre l’Idf ha intercettato razzi nel sud del Libano.
Donald Trump ha fermato Benjamin Netanyahu dopo le minacce arrivate da Teheran, mentre ha detto che gli accordi sarebbero vicini. Dall'Iran è arrivato l'avvertimento di un possibile blocco dei negoziati. Sul fronte libanese, si parla di un sì alla tregua anche da Hezbollah, ma l'Idf ha intercettato razzi nel sud del Libano.
Il greggio è salito del 5% fino a tornare a 95 dollari dopo l’annuncio di Teheran sul blocco del negoziato. I timori di una nuova escalation in Medio Oriente hanno pesato sui mercati, ma Wall Street ha chiuso in cauto rialzo.
Iran e Libano restano due fronti separati, ma gli ayatollah hanno interesse a mantenerli collegati. Per la Repubblica islamica, unire i due conflitti significa rafforzare la propria posizione e ottenere una leva aggiuntiva nel confronto con la Casa Bianca.
Teheran ha avvertito Washington che i colloqui si interromperanno se gli Stati Uniti non fermeranno Israele, dopo il bombardamento di Beirut. Gli ayatollah minacciano inoltre di estendere il blocco navale dallo Stretto di Hormuz al Mar Rosso, fino a Bab el Mandeb. La Casa Bianca si è mossa per contenere l’escalation.
La scrittrice libanese Rasha Al Amir descrive un Paese travolto dalla crisi, con un governo incapace di fare altro che cercare tende per gli sfollati. Nel suo racconto Beirut appare ormai quasi deserta, mentre il Libano vive sotto i bombardamenti israeliani e l'influenza dell'Iran.
Donald Trump è intervenuto per chiedere a Benjamin Netanyahu di fermarsi sul fronte libanese, mentre il negoziato con l’Iran resta aperto nonostante i segnali di possibile stop da parte di Teheran. Nel colloquio con l’alleato israeliano, il presidente americano ha usato toni duri, rivendicando il proprio ruolo nel sostegno politico a Netanyahu.
Repubblica Esteri propone una vignetta di Ellekappa dedicata ai colloqui di Donald Trump. Il focus è sulla rappresentazione satirica del confronto legato all’Iran.
Media riferiscono che Hezbollah avrebbe accettato la proposta statunitense di cessate il fuoco. Donald Trump ha dichiarato di aver parlato con Benjamin Netanyahu e ha escluso l'invio di truppe a Beirut, aggiungendo che i colloqui con l'Iran proseguono. Dal Pakistan arriva intanto l'indicazione che Teheran ha chiesto di continuare la mediazione.
L'Iran avrebbe interrotto i colloqui con gli Stati Uniti dopo l'escalation di Israele in Libano. Intanto Benjamin Netanyahu ha detto di aver ordinato all'Idf di colpire la periferia sud di Beirut, mentre il ministro Israel Katz ha avvertito che senza pace nel nord di Israele non ci sarà pace a Beirut. Media riferiscono anche che Teheran sarebbe pronta a chiudere completamente lo Stretto di Hormuz.
I prezzi del petrolio sono saliti di oltre il 3% lunedì, sostenuti dalle tensioni geopolitiche in Medio Oriente. Il mercato ha reagito allo stallo nei colloqui tra Stati Uniti e Iran e all’ordine di Israele di spingere più in profondità in Libano, nel quadro di nuovi scontri con Hezbollah sostenuto da Teheran.
L'Iran afferma che non esiterà ad agire per aiutare il Libano contro quella che definisce l'aggressione di Israele. Intanto l'Unione europea chiede a Israele di porre fine all'escalation militare in Libano. Il ministro israeliano Katz avverte che, senza pace nel nord di Israele, non ci sarà pace a Beirut.
Benjamin Netanyahu ha ordinato un attacco sulla periferia di Beirut, mentre prosegue il confronto diplomatico e militare nella regione. Teheran ha indicato il cessate il fuoco in Libano come condizione per la pace. Nella controproposta americana all'Iran, intanto, vengono poste condizioni più dure.
L’Iran ha lanciato razzi contro il Kuwait e una base statunitense, mentre da Washington si segnala che nel weekend sarebbero stati colpiti siti iraniani. Intanto Donald Trump ha inviato a Teheran una nuova controproposta, con richieste descritte come più dure. La crisi aggiunge tensione nel Medio Oriente e nei rapporti tra Stati Uniti e Iran.
Donald Trump ha inviato a Teheran una nuova bozza per un possibile accordo, chiedendo impegni chiari e fissando tempi brevi per una risposta. Intanto alcuni media legati ai dissidenti hanno riferito delle presunte dimissioni del presidente iraniano Pezeshkian, una notizia smentita dal regime. Il confronto si inserisce in una fase delicata dei rapporti tra Stati Uniti e Iran.
Il negoziato tra Stati Uniti e Iran procede lentamente, ostacolato da canali di comunicazione indiretti e complessi. La Guida suprema, nascosta, fa arrivare i propri messaggi solo in forma manoscritta, mentre Donald Trump modifica in corsa gli obiettivi della trattativa.
La settimana finanziaria si apre con l’attenzione dei mercati ancora rivolta all’Iran e al quadro geopolitico. In agenda ci sono i dati sull’inflazione dell’Eurozona di maggio, attesi martedì, e il rapporto sul mercato del lavoro degli Stati Uniti, previsto venerdì.
Gli Stati Uniti avrebbero inviato all'Iran una proposta di accordo irrigidita su impulso di Donald Trump. Il presidente americano, irritato dalla lentezza delle risposte della guida suprema Ali Khamenei, punta ad aumentare la pressione su Teheran. Dall'Iran arriva però un segnale di diffidenza: le promesse del nemico non sono ritenute affidabili.
Il presidente degli Stati Uniti ha rinviato la firma del memorandum d'intesa con l'Iran chiedendo modifiche alla bozza in corso. Fonti dell'amministrazione riferiscono che Washington vuole disposizioni più dettagliate sulla gestione delle scorte di uranio altamente arricchito e sulle modalità di riapertura dello Stretto di Hormuz al traffico marittimo. La bozza prevede l'impegno iraniano a non perseguire né acquistare armi nucleari e un periodo di 60 giorni per negoziare gli obblighi nucleari e il destino del materiale fissile; la Casa Bianca chiede indicazioni precise sui tempi e le modalità di acquisizione di tale materiale, e Trump è inoltre preoccupato per parti dell'accordo che prevedono lo scongelamento dei fondi iraniani.
Washington avrebbe inviato a Teheran una proposta di accordo irrigidita su impulso di Donald Trump, irritato dalla lentezza delle risposte della guida suprema Ali Khamenei. L’obiettivo sarebbe aumentare la pressione nei negoziati. Dall’Iran arriva però scetticismo, con Teheran che ribadisce di non fidarsi delle promesse del nemico.
Sanam Vakil, direttrice del Medio Oriente per Chatham House, non vede aperture imminenti nei rapporti tra Iran e Stati Uniti. Alla base dello stallo c’è una forte sfiducia reciproca, mentre entrambe le parti ritengono di poter prevalere. Questo alimenta il rischio di un nuovo scontro.
Restano in stallo le trattative sull’Iran, con Donald Trump che si dice paziente ma insiste sul rispetto delle sue linee rosse prima di qualsiasi intesa. Intanto i media riferiscono dell’opposizione dei falchi di Teheran all’accordo, mentre il Pentagono segnala raid pronti e marines feriti in Kuwait. Il presidente Usa è tornato anche ad attaccare il Papa sul nodo della bomba atomica iraniana.
Nello Stretto di Hormuz alcune navi attraversano disattivando i dispositivi di identificazione e il GPS per aggirare il blocco iraniano. Il passaggio avviene a fari spenti e con coordinamento con i militari statunitensi.
Alta tensione in Medio Oriente dopo il lancio di un missile iraniano contro una base statunitense in Kuwait. Cinque americani sono rimasti feriti dai detriti e due droni Reaper sono stati colpiti. Intanto l'Idf prosegue le operazioni in Libano.
Un missile iraniano ha colpito una base in Kuwait, causando il ferimento di cinque americani. Il segretario alla Difesa Hegseth ha avvertito che gli Stati Uniti sono capaci di riprendere la guerra. Il presidente iraniano ha dichiarato che Teheran è pronta a una pace dignitosa e che sul dialogo c'è sempre stata disponibilità.
Teheran smentisce che esista un accordo finale con Donald Trump e chiarisce che non farà concessioni senza gesti concreti. Restano aperti i nodi sul programma nucleare, sulla libertà di navigazione e sui fondi iraniani congelati.
Donald Trump ha riunito la situazione room della Casa Bianca sostenendo che lo sblocco dello Stretto fosse ormai definito e che l’uranio sarebbe stato recuperato dagli Stati Uniti insieme all’Aiea. L’annuncio ufficiale di un’intesa con Teheran è però slittato dopo poche ore, con il negoziato fermo sul nodo degli asset.
Leon Panetta, ex direttore della Cia, interpreta il negoziato con Teheran come il tentativo di Donald Trump di ottenere un risultato politico senza poter essere accusato di aver "pagato" l’Iran. Nell’intervista evidenzia però i limiti dell’operazione e avverte che il rischio è quello di scivolare in un conflitto lungo.
Donald Trump ha concluso un incontro sull’Iran senza annunciare una decisione definitiva su un possibile accordo. Un messaggio pubblicato su Truth Social non chiarisce quali delle condizioni poste siano già incluse nell’intesa su cui i negoziatori stanno lavorando per fermare la guerra tra Stati Uniti e Iran.
Il prezzo del petrolio è sceso venerdì dopo che Donald Trump ha dichiarato che si riunirà nella Situation Room della Casa Bianca per prendere una decisione finale su un accordo con l’Iran. Il Brent ha così registrato la maggiore perdita mensile degli ultimi sei anni, mentre il mercato sconta una possibile intesa tra Washington e Teheran.
Wall Street si avvia verso l’inizio di giugno sostenuta dalla speranza che si trovi presto una soluzione al conflitto con l’Iran. I mercati continuano a scommettere su un allentamento delle tensioni, ma il nuovo mese si apre comunque con diversi fattori di rischio sullo sfondo.
Donald Trump ha riunito la Situation Room senza arrivare a una decisione sull’Iran. Restano aperti diversi nodi, tra cui la questione dei fondi congelati. Intanto Teheran rilancia la sfida sullo Stretto di Hormuz.
Il presidente Trump ha indicato le condizioni per un'intesa preliminare con l'Iran, che dovrebbe garantire 60 giorni per negoziare un accordo finale, chiedendo che Teheran accetti di non dotarsi della bomba nucleare. Tra le richieste americane la riapertura immediata dello Stretto di Hormuz con la rimozione di minacce e mine, in cambio della fine del blocco navale sui porti iraniani e dell'apertura delle acque internazionali. Restano nodi sul nucleare, in particolare l'impegno iraniano sull'arricchimento dell'uranio e sulla sorte del materiale già arricchito, con ipotesi di coordinamento Usa-AIEA per la gestione e la distruzione in loco del combustibile.
Donald Trump ha annunciato una riunione nella Situation Room per decidere sulla linea da tenere con l’Iran, sostenendo che il blocco sarà revocato e che le navi ferme possono prepararsi a rientrare. Da Teheran, il ministro degli Esteri Araghchi ha affermato che non è stato ancora raggiunto alcun accordo definitivo e ha chiesto agli Stati Uniti di rinunciare a richieste considerate eccessive per arrivare a un’intesa.
La chiusura dello Stretto di Hormuz, dopo lo scoppio della guerra con l’Iran a febbraio, ha quasi paralizzato i flussi commerciali in uno dei principali passaggi mondiali per il petrolio. I dati mostrano un brusco arresto del traffico e l’avvio di un forte shock energetico globale.
I viaggi verso le città secondarie dell’Asia-Pacifico stanno ricevendo una spinta inattesa in vista dell’estate. La guerra in Iran sta inducendo più viaggiatori a pianificare vacanze più vicine a casa, favorendo le destinazioni minori della regione.
Le prime pagine rilanciano l’ipotesi di un accordo tra Stati Uniti e Iran. Ma Donald Trump, pur davanti a un possibile via libera, avrebbe deciso di prendersi ancora tempo prima di una scelta definitiva.
Secondo l'episodio di The Essential del 29 maggio con Chiara Piotto, Stati Uniti e Iran avrebbero raggiunto un accordo, ma i lanci missilistici continuano. L'episodio è disponibile sul canale Will Media.
Nel The Essential del 29 maggio Chiara Piotto riporta che sarebbe stato trovato un accordo tra USA e Iran, mentre continuano segnalazioni di lanci missilistici. Il servizio tratta anche l'attentato terroristico in Svizzera e le osservazioni di Giorgia Meloni sul rischio di radicalizzazione in Italia. Infine viene segnalato il problema del caldo al Roland Garros e l'eliminazione di Jannik Sinner.
Tra Stati Uniti e Iran sarebbe stato raggiunto un accordo, ma manca ancora l’approvazione finale di Donald Trump. La Casa Bianca avrebbe chiesto altri due giorni e un annuncio potrebbe arrivare domenica, mentre restano i dubbi di Khamenei. Intanto continuano gli scontri sulle basi, con alcune strutture militari finite sotto il fuoco incrociato.
Repubblica Esteri propone un racconto dell’accordo tra Stati Uniti e Iran affidato a Ellekappa. Il focus è sull’intesa tra Washington e Teheran, letta attraverso il suo stile di commento e sintesi.
Le speranze dei trader su un accordo nucleare tra Stati Uniti e Iran entro quest’anno si sono affievolite. I mercati previsionali non hanno registrato variazioni significative nelle probabilità di un’intesa, nonostante una notizia su un possibile accordo di cessate il fuoco tra le parti.
L'Iran avrebbe lanciato nuovi missili mentre Donald Trump valuta un'intesa per sospendere la guerra per due mesi. Le ultime mosse militari ed economiche arrivano mentre il presidente Usa sostiene di non sentirsi sotto pressione per chiudere un accordo con Teheran prima delle elezioni di metà mandato di novembre.
Un possibile accordo tra Stati Uniti e Iran resta in sospeso, con Donald Trump che chiede ancora alcuni giorni per decidere. Intanto la tregua nel Golfo continua a mostrare segnali di fragilità, mentre proseguono attacchi incrociati nello Stretto di Hormuz.
Gli Stati Uniti e l'Iran hanno raggiunto un'intesa di massima su un memorandum per estendere di 60 giorni la tregua nel Golfo. L'accordo arriva nonostante le reciproche accuse di violazione del cessate il fuoco dopo recenti raid militari. La bozza finale è ora in attesa dell'approvazione formale del presidente Donald Trump.
I prezzi del petrolio hanno invertito la rotta giovedì, cancellando i rialzi iniziali. A pesare è stata la notizia di un’intesa tra i negoziatori di Stati Uniti e Iran per estendere il cessate il fuoco. L’estensione della tregua resta in attesa dell’approvazione di Donald Trump.
Nuova escalation tra Stati Uniti e Iran: Washington ha colpito un sito militare iraniano e imposto sanzioni all'agenzia di Teheran che gestisce il transito nello Stretto di Hormuz. Nel frattempo, secondo Axios, Donald Trump avrebbe chiesto alcuni giorni per valutare un possibile accordo con l'Iran. Teheran avrebbe aperto il fuoco contro quattro navi a Hormuz e colpito una base americana.
La diplomazia sull’Iran resta in una fase difficile, con margini di avanzamento limitati. Il quadro conferma una trattativa complessa, in un contesto di forte rilievo geopolitico per il Medio Oriente.
L’inflazione legata all’energia si è rivelata più persistente delle attese, ha affermato il presidente della Fed di Chicago Austan Goolsbee a CNBC. I prezzi del petrolio sono scesi di recente sulle notizie di un possibile accordo di pace tra Stati Uniti e Iran, ma restano comunque ben sopra i livelli precedenti alla guerra.
Le principali Borse europee sono attese in apertura in territorio negativo giovedì. Gli investitori stanno valutando le possibilità di un accordo di pace che possa mettere fine alla guerra in Iran, con riflessi sul sentiment dei mercati.
Le borse dell’Asia-Pacifico hanno chiuso in ribasso giovedì, mentre i prezzi del petrolio sono saliti. A pesare sui mercati sono stati i nuovi attacchi degli Stati Uniti in Iran, che hanno alimentato i timori di un allargamento del conflitto in Medio Oriente.
Mehdi Mahmoudian, sceneggiatore legato al cinema di Jafar Panahi, descrive un Iran segnato da impotenza e incertezza quotidiana. Nel suo racconto, in queste condizioni è impossibile fare progetti e solo la fine delle sanzioni potrebbe permettere una rinascita della società civile.
Sul negoziato sullo Stretto di Hormuz emerge uno scontro di versioni tra Teheran e Washington. L’Iran ha annunciato un’intesa, ma Donald Trump ha smentito i contenuti del memorandum diffusi da Teheran, definendoli un’invenzione. Il negoziato prosegue, ma gli Stati Uniti escludono per ora un accordo e la revoca delle sanzioni.
Repubblica Esteri pubblica una vignetta di Ellekappa dedicata a Donald Trump e al tema della tregua con l’Iran. Il contenuto si inserisce nel dibattito geopolitico sui rapporti tra Stati Uniti e Teheran.
I prezzi del petrolio sono scesi di oltre il 5% dopo le dichiarazioni di Marco Rubio, che ha detto che gli Stati Uniti daranno ai colloqui con l'Iran ogni possibilità di successo. Le perdite del greggio statunitense si sono poi ridotte, mentre i trader valutano la possibilità di un accordo che ripristini il traffico nello Stretto di Hormuz.
Teheran ha reso nota una bozza di accordo sul Medio Oriente, ma dagli Stati Uniti è arrivata una reazione gelida da parte di Donald Trump. Washington ha espresso insoddisfazione, affermando che nessuno controllerà lo Stretto di Hormuz, e ha frenato su sanzioni e sblocco dei beni.
Le azioni di Abercrombie & Fitch sono salite del 12% dopo una trimestrale superiore alle attese. La società ha però registrato un calo del 10% delle vendite nell’area Europa, Medio Oriente e Africa, in gran parte legato al conflitto in Medio Oriente.
La tv iraniana riferisce che una bozza prevederebbe la fine del blocco statunitense nello Stretto di Hormuz e un ritorno del transito ai livelli pre-guerra. La Casa Bianca ha però respinto la ricostruzione, parlando di un'invenzione e invitando a non credere alle notizie diffuse dai media iraniani. Intanto Donald Trump ha ribadito che non ci sarà alcun allentamento delle sanzioni in cambio della rinuncia all'uranio.
I trader restano scettici sull’ipotesi che l’Iran possa riportare lo Stretto di Hormuz a normali flussi di traffico entro un mese da un eventuale accordo di pace. Nei mercati di previsione di Kalshi, questa tempistica è stata giudicata improbabile.
Dopo mesi di blackout, in Iran l’accesso a internet è stato in parte ripristinato. La situazione però resta fragile e la rete continua a dipendere da equilibri precari. Gli esperti avvertono che il paese potrebbe non tornare mai davvero online.
Una tv iraniana riferisce che nella bozza d'intesa è prevista entro 30 giorni la fine del blocco statunitense dello Stretto di Hormuz e il ritorno del transito ai livelli pre-guerra. La gestione dello stretto sarebbe condivisa con l'Oman e l'accordo dovrebbe passare al Consiglio di sicurezza dell'Onu. Hamas ha inoltre confermato l'uccisione di Mohammed Odeh, senza indicare un successore.
La Bce lancia un allarme sui rischi per la tenuta dei mercati legati alla guerra con l’Iran. Tra i fattori di preoccupazione vengono indicati lo Stretto di Hormuz, il caos dei dazi e le mosse di Donald Trump, oltre al tema dell’intelligenza artificiale di Mythos.
La Casa Bianca ha invitato a non dare credito alle notizie diffuse dai media iraniani. La presa di posizione arriva in un contesto di tensione informativa che coinvolge Washington e Teheran.
Nel 2025 il commercio globale delle tecnologie per la transizione torna a crescere e raggiunge 479 miliardi, nonostante dazi e tensioni commerciali. A spingere la domanda sono anche la crisi dei combustibili fossili, il conflitto con l’Iran e il rialzo dei prezzi energetici. Solare, batterie ed veicoli elettrici accelerano soprattutto nei Paesi importatori di energia.
Le borse europee sono attese in apertura mista mercoledì, mentre gli investitori valutano la fragile tregua tra Stati Uniti e Iran. L’attenzione resta concentrata sugli ultimi sviluppi militari che coinvolgono Teheran e sul loro possibile impatto sui mercati regionali.
Gli Emirati Arabi Uniti hanno deciso di uscire dall’OPEC dopo quasi 60 anni, in una mossa che segnala un cambiamento rilevante nell’equilibrio globale del petrolio. La scelta è stata presentata come economica, ma riflette il malcontento di Abu Dhabi per i limiti alla produzione, la volontà di monetizzare le riserve e un mercato energetico in cui i produttori esterni a OPEC+ pesano di più. Sullo sfondo emergono anche fattori geopolitici, tra la guerra con l’Iran, i nuovi assetti nel Golfo e un allineamento più stretto con gli Stati Uniti.
I raid americani e la tensione nello Stretto di Hormuz scuotono il confronto tra Washington e Teheran, ma il negoziato non si interrompe. Marco Rubio sostiene che i colloqui proseguono e l’Iran lo conferma. Intanto Donald Trump alza il tono e minaccia di distruggere l’uranio iraniano.
Daniel Pipes, ex consigliere di George W. Bush e presidente del Middle East Forum, sostiene che Donald Trump abbia commesso una serie di errori nella gestione del dossier iraniano. A suo giudizio, il presidente non ha ora alternative al negoziato con Teheran. Pipes osserva inoltre che la sola potenza militare non basta se non si è disposti a impiegare truppe sul terreno.
Sale la tensione tra Teheran e Washington dopo un attacco Usa nel sud dell’Iran, mentre i negoziati restano bloccati. Khamenei minaccia vendetta lungo lo Stretto di Hormuz. Intanto Israele conduce raid in Libano oltre la cosiddetta linea gialla, tra scontri a fuoco e oltre 30 morti.
Il prezzo del petrolio Brent è balzato di oltre il 3% dopo che l’Iran ha promesso ritorsioni per gli attacchi degli Stati Uniti. In precedenza Donald Trump aveva detto che i colloqui con Teheran stavano procedendo bene, avvertendo però che Washington potrebbe riprendere l’azione militare se le discussioni dovessero fallire.
In Iran la connessione a Internet sta riprendendo a funzionare dopo il blocco imposto dal regime dalla fine di febbraio. Il ripristino è però solo parziale e potrebbero volerci settimane prima che la rete torni stabile in tutto il paese.
Donald Trump terrà mercoledì una riunione del Cabinet a Camp David, mentre proseguono i colloqui con l’Iran. Un funzionario della Casa Bianca ha riferito che il presidente e i suoi principali collaboratori discuteranno temi di politica estera e interna nel ritiro presidenziale del Maryland.
Il Pentagono e SpaceX sono in disaccordo sull'aumento dei prezzi di Starlink durante la guerra con l'Iran. La disputa riguarda anche l'uso del servizio sui droni suicidi LUCAS e si inserisce in tensioni crescenti tra l'azienda e il Dipartimento della Difesa sui prezzi negli ultimi mesi.
Media riferiscono che l'Idf ha iniziato a operare via terra in Libano oltre la linea gialla. Intanto da Teheran arriva l'avvertimento che eventuali nuovi attacchi avranno una risposta durissima, anche oltre la regione. Khamenei afferma che il Medio Oriente non farà più da scudo alle basi Usa, mentre il segretario di Stato americano Marco Rubio, in visita in India, sostiene che un accordo è ancora possibile.
Gli Stati Uniti hanno colpito un sito di missili e alcune navi in Iran, definendo l'azione come un intervento di autodifesa. Lo ha affermato il Centcom.
Nei negoziati resta aperto il nodo dei pedaggi sullo Stretto di Hormuz. Il regime iraniano punta a ottenere il riconoscimento dei compensi per i servizi sul passaggio, in un dossier che viene indicato come strategico quanto quello sul nucleare.
Nei negoziati sull’Iran prende corpo l’ipotesi di collegare l’intesa anche agli accordi di Abramo, mentre si valuta una soluzione sull’uranio che coinvolga la Cina. Sullo sfondo si intensificano i contatti diplomatici tra Islamabad, Pechino e Doha. I Paesi del Golfo restano freddi sulla normalizzazione con Israele, ma emergono spiragli sullo Stretto di Hormuz.
In Medio Oriente resta una fase di stallo, mentre l'Iran apre all'ipotesi di trasferire l'uranio in Cina, chiedendo però garanzie da Pechino. Intanto il leader pakistano Munir è atteso da Xi e poi a Doha, mentre Donald Trump continua a spingere sugli Accordi di Abramo.
Donald Trump ha detto che i negoziati con l’Iran procedono bene, ma ha ribadito che l’esito potrà essere solo un grande accordo o nessun accordo. Da Teheran è arrivata una valutazione più cauta: l’intesa non sarebbe imminente e non ci sarebbero stati colloqui sul nucleare. Il segretario di Stato Marco Rubio ha aggiunto che il presidente Usa non concluderà un cattivo accordo.
Inizia oggi alla Mecca il pellegrinaggio islamico dell’hajj, con oltre un milione e mezzo di fedeli arrivati in Arabia Saudita. Il rito si apre in un clima di alta tensione, tra misure anti-missile, temperature fino a 45 gradi e timori sanitari. La delegazione iraniana, ridotta a un terzo, viene sorvegliata strettamente per prevenire scontri politici.
Teheran afferma che un accordo con gli Stati Uniti non è imminente. Sul negoziato interviene anche Marco Rubio, che ribadisce come il presidente Donald Trump non concluderà un cattivo accordo.
I bond recuperano terreno, con rendimenti in calo e spread più stretti. A sostenere i mercati è l’avvicinarsi di un accordo di pace tra Stati Uniti e Iran, dato come molto vicino alla firma.
Slitta la firma dell'accordo tra Iran e Stati Uniti. Intanto lo Stretto di Hormuz resta chiuso, con possibili ripercussioni sugli equilibri regionali e sui flussi energetici.
Nel The Essential del 25 maggio Chiara Piotto analizza se l'accordo tra Stati Uniti e Iran sia veramente a un passo dalla firma e ne descrive i possibili contenuti. Il video tratta anche il dibattito sulla liberazione in Belgio di Mohammed Bakkali, uno dei terroristi del Bataclan, e il film vincitore di Cannes 2026, "Fjord".
Slitta la firma dell'accordo tra Iran e Stati Uniti, mentre i negoziati proseguono e lo Stretto di Hormuz resta chiuso. Donald Trump ha dichiarato di non avere fretta, mentre Marco Rubio si è detto ottimista su una possibile intesa già in giornata. Sullo sfondo restano le minacce di Teheran.
Le Borse dell’Asia-Pacifico si avviano a un’apertura contrastata nella seduta di lunedì. A pesare sui mercati sono le notizie su una possibile riapertura a breve dello Stretto di Hormuz, che hanno spinto al ribasso i prezzi del petrolio e sostenuto il sentiment degli investitori.
Robert Kagan definisce disastrosa la gestione americana del conflitto con l’Iran e sostiene che Washington ne pagherà le conseguenze per anni. A suo avviso i pasdaran rafforzeranno il loro controllo sul petrolio mondiale, mentre Cina e Russia trarranno la lezione che gli Stati Uniti possono fallire.
Il negoziato sul nucleare iraniano, dato per imminente, ha subito una frenata dopo le parole di Donald Trump: "Non ho fretta di chiudere". Teheran accusa Washington di sabotare il confronto e avverte che l’accordo è a rischio. Anche Marco Rubio ha escluso la possibilità di una chiusura in 72 ore.
Benjamin Netanyahu mostra pubblicamente unità con gli Stati Uniti, ma viene descritto come molto preoccupato. Al centro dei timori ci sono il dossier nucleare iraniano e il fronte libanese, due nodi cruciali per la sicurezza israeliana.
L’intesa con l’Iran apre una rivolta nel campo repubblicano contro Donald Trump. Da Mike Pompeo a Ted Cruz arrivano critiche molto dure al compromesso con Teheran, mentre dalla Casa Bianca filtra irritazione per il fuoco amico.
Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano ha evocato i trionfi persiani e paragonato l’America a una Roma antica umiliata. Sul piano interno, resta la delusione di una parte della popolazione che sperava in un cambiamento.
Ely Karmon, ricercatore dell’International Institute for Counter-Terrorism dell’Università Reichman, sostiene che Benjamin Netanyahu scatenerà altre guerre nella regione. A suo avviso il vero vincitore è Recep Tayyip Erdogan, perché un Iran indebolito favorisce Ankara e rafforza il suo ruolo come corridoio energetico verso l’Europa per gas e petrolio.
Da Washington Trump parla di negoziati costruttivi e afferma che "c'è l'accordo con l'Iran", aggiungendo che lo Stretto di Hormuz resterà chiuso fino alla firma. Teheran replica di non aver accettato nulla e segnala divergenze, con il nodo del nucleare ancora irrisolto.
Slitta la firma dell'accordo tra Iran e Stati Uniti mentre i negoziati proseguono. Donald Trump ha detto di non avere fretta, mentre Teheran ha avvertito che l'intesa potrebbe saltare. Intanto lo Stretto di Hormuz resta chiuso, mantenendo alta la tensione in Medio Oriente.
Gentell, azienda di forniture mediche che acquista materie prime in diverse aree del mondo, sta affrontando la volatilità legata alla crisi nello Stretto di Hormuz. Le tensioni stanno incidendo sui prezzi del petrolio e complicano la gestione dei costi per l’azienda.
Il regime iraniano ha paragonato l’America trumpiana all’Antica Roma, presentando gli Stati Uniti come un impero convinto di essere al centro del mondo. Su X il ministro Bagashi ha scritto che la Persia sconfisse Roma e che oggi l’Iran starebbe sconfiggendo gli Usa.
Donald Trump ha affermato che i negoziati con l'Iran stanno andando avanti e ha invitato i suoi incaricati a non accelerare la chiusura di un accordo. Ha precisato che la firma non arriverà oggi. Dopo il pre-accordo, sono possibili colloqui tra Washington e Teheran il 5 giugno.
Trump scrive che è pronto un memorandum per la pace in Iran e riferisce colloqui di mediazione il 5 giugno. L'accordo prevederebbe l'impegno di Teheran a rinunciare alle scorte di uranio e la riapertura dello Stretto di Hormuz.
Una bozza di accordo tra Stati Uniti e Iran sarebbe vicina alla firma e prevederebbe una tregua di 60 giorni, con la riapertura dello Stretto di Hormuz. Restano però ancora aperti i negoziati sulle questioni nucleari. La tregua, secondo quanto riferito dai media, riguarderebbe anche il Libano.
Cipro, presidente di turno dell’Unione europea e unico Paese toccato dalla guerra in Iran, vota oggi per le elezioni legislative. La sfida coinvolge comunisti, estrema destra e uno youtuber, in un passaggio che potrebbe indebolire il presidente Nikos Christodoulides. Il voto arriva mentre Nicosia rivendica un ruolo più attivo nel Mediterraneo.
Iran e Stati Uniti hanno definito un memorandum generico che prevede una tregua di sessanta giorni per avviare colloqui sullo Stretto di Hormuz e sul dossier atomico. Washington si impegnerebbe a rimuovere le sanzioni ai pasdaran, mentre la riapertura dello stretto avverrebbe gradualmente. Resta però ancora aperta la questione dei pedaggi.
Donald Trump ha parlato di un accordo con l’Iran vicino, indicando progressi nelle trattative ma avvertendo che senza intesa nelle prossime ore resterebbe aperta l’ipotesi di un attacco. Al centro dei negoziati c’è anche il nodo dell’uranio arricchito, mentre proseguono le consultazioni con le monarchie del Golfo, Israele e i mediatori. Anche Teheran riconosce passi avanti, ma il memorandum non è ancora stato finalizzato.
Per Ali Vaez del Crisis Group, la guerra ha trasformato l’Iran in uno Stato sempre più militarizzato. Anche parte dei critici del regime considera ora la bomba atomica una necessità di difesa. In questo quadro, Teheran rischia di avvicinarsi ulteriormente alla Cina.
Donald Trump ha annunciato che un accordo con l’Iran sarebbe pronto e che lo Stretto di Hormuz verrà riaperto. Il presidente Usa ha parlato di un’ottima telefonata con i leader arabi e con Benjamin Netanyahu, aggiungendo che i dettagli saranno resi noti a breve. I media iraniani, però, mostrano cautela sull’annuncio.
Donald Trump ha dichiarato che l’accordo con l’Iran è pronto e che gli aspetti finali e i dettagli saranno annunciati a breve. Il presidente Usa ha aggiunto che lo Stretto di Hormuz verrà aperto. Ha inoltre riferito di aver parlato con Benjamin Netanyahu e che il colloquio è andato bene.
Donald Trump ha detto ad Axios che le possibilità di un accordo o di un attacco sono "fifty-fifty" e che una decisione potrebbe arrivare entro domani. Il presidente Usa avrà una conference call con i leader del Golfo per discutere la situazione. Intanto, i mediatori lavorano verso un cessate il fuoco di 60 giorni e, secondo Al Arabiya, l'Iran avrebbe offerto di sospendere per 10 anni l'arricchimento dell'uranio oltre il 3,6%.
I mediatori lavorano a un cessate il fuoco di 60 giorni, mentre da Teheran fanno sapere che le divergenze si sono ridotte ma non c'è ancora un'intesa. Marco Rubio ha detto che l'Iran potrebbe accettare presto un accordo. Intanto a Donald Trump sono state presentate opzioni per riprendere la guerra contro Teheran, anche se il presidente Usa vuole concedere altro tempo al percorso diplomatico.
Donald Trump sta esaminando diverse opzioni per un possibile attacco all’Iran, con l’obiettivo dichiarato di renderlo risolutivo. Tra gli scenari considerati ci sono missili, infrastrutture energetiche, uranio e un’azione contro la nuova leadership. Intanto la diplomazia prova ancora a ritagliarsi uno spazio di manovra.
Il principale negoziatore iraniano, Mohammad Baqer Qalibaf, ha dichiarato che Teheran non intende scendere a compromessi nei colloqui con gli Stati Uniti. Ha aggiunto che l'Iran perseguirà i propri "diritti legittimi" sia sul campo di battaglia sia attraverso la diplomazia.
Le proposte avanzate dall'Iran sono giudicate inaccettabili dagli Stati Uniti e i colloqui proseguono senza un'intesa. A Donald Trump sono state presentate opzioni per riprendere la guerra in Iran, ma il presidente Usa non esclude possibili attacchi e intende concedere più tempo al percorso diplomatico.
L'Iran sta trattando con l'Oman l'ipotesi di imporre in modo permanente un pedaggio nello Stretto di Hormuz. Una prospettiva che gli Stati Uniti giudicano inaccettabile, in un passaggio strategico per gli equilibri economici e commerciali dell'area.
Al presidente degli Stati Uniti Donald Trump sono state presentate diverse opzioni per un’eventuale ripresa del conflitto con l’Iran. Il presidente non esclude possibili attacchi, ma intende concedere ancora tempo al processo diplomatico. La valutazione arriva in un quadro di tensione in Medio Oriente.
Washington e Teheran lavorano a una nuova bozza d’intesa che avrebbe sul tavolo anche la fine della guerra, ma l’accordo non è ancora stato raggiunto. Trump sostiene che i pasdaran vogliano chiudere, mentre gli ayatollah frenano. Intanto i mediatori pachistani sono attesi tra Teheran e Pechino, sullo sfondo del timore di un attacco degli Stati Uniti senza un risultato immediato.
Robert Malley, già negoziatore del Jcpoa, sostiene che sull’Iran esista una via d’uscita diplomatica. Avverte però che Donald Trump non otterrà la capitolazione di Teheran e dovrebbe puntare a risolvere i problemi che ha contribuito a creare, evitando un’escalation paragonabile al Vietnam.
Babak Zanjani, miliardario iraniano condannato a morte per corruzione e poi riabilitato, è tornato al centro del business petrolifero. Il suo ruolo si inserisce nel sostegno ai pasdaran per aggirare le sanzioni. Nell’operazione avrebbe mobilitato 850 milioni di dollari attraverso la piattaforma crypto Binance.
Repubblica Esteri pubblica una vignetta di Ellekappa dedicata a Donald Trump e all’Iran. Il tema richiama il confronto geopolitico tra Stati Uniti e Teheran.
Donald Trump ha incontrato i consiglieri per la sicurezza nazionale mentre resta aperta l’ipotesi di un attacco all’Iran. Axios riferisce che giovedì il presidente appariva propenso ad agire, ma senza aver ancora preso una decisione definitiva. L’assenza di una svolta mantiene alta la tensione sul dossier.
Tulsi Gabbard ha lasciato l'incarico alla guida dell'intelligence statunitense. La motivazione ufficiale è legata alle condizioni di salute del marito, ma da tempo era in contrasto con Donald Trump sul dossier Iran.
Teheran ha dichiarato di non poter affermare che un accordo con gli Stati Uniti sia imminente. La presa di posizione contrasta con quanto riferito da Al Arabiya, secondo cui l'annuncio di un'intesa potrebbe arrivare nelle prossime ore ed entrare subito in vigore.
A maggio la fiducia dei consumatori negli Stati Uniti è scesa a un nuovo minimo storico. A pesare sono i timori per un aumento dei prezzi legati alla guerra tra Stati Uniti e Iran e alle quotazioni del petrolio ancora elevate.
L'annuncio di un accordo tra Iran e Stati Uniti sarebbe atteso nelle prossime ore e l'intesa entrerebbe subito in vigore. Anche il Qatar ha inviato negoziatori a Teheran per finalizzare l'accordo. Intanto Marco Rubio ha invitato a considerare un piano B nel caso in cui non riapra lo Stretto di Hormuz.
Marco Rubio ha definito positivi i lievi progressi emersi nei colloqui di pace tra Stati Uniti e Iran. Media arabi riferiscono di una bozza finale di accordo tra Teheran e Washington che non includerebbe il dossier nucleare né i missili. Intanto un raid israeliano nel sud del Libano ha causato sei morti, tra cui due soccorritori e una bambina.
In Iran è in corso dall’8 gennaio quello che viene descritto come il blackout digitale più lungo della storia del Paese. La stretta sulle comunicazioni è iniziata con le manifestazioni anti-governative e ha imposto una censura senza precedenti. Dalle testimonianze raccolte emerge un forte impatto sulla vita quotidiana della popolazione.
I mercati dell’Asia-Pacifico hanno chiuso in rialzo mentre gli investitori valutano gli sviluppi diplomatici su un possibile accordo di pace tra Stati Uniti e Iran. Nel frattempo il petrolio è sceso nelle contrattazioni statunitensi, ma le notizie sull’intenzione di Teheran di mantenere nel Paese le proprie scorte di uranio arricchito rischiano di complicare i negoziati con Washington.
Le compagnie aeree cinesi rischiano di subire perdite più pesanti dei concorrenti globali per l’aumento dei prezzi del carburante legato alla guerra in Iran. A pesare sono anche la scarsa diffusione di strategie di copertura sul jet fuel e la possibilità per i passeggeri di spostarsi verso i treni ad alta velocità, spesso più economici.
L’Iran allarga le proprie rivendicazioni nello Stretto di Hormuz, indicando come proprie anche acque emiratine e omanite. Donald Trump replica escludendo l’ipotesi di pedaggi e afferma che gli Stati Uniti si prenderanno l’uranio. Il presidente aggiunge che potrebbe anche saltare le nozze di suo figlio.
Nell’amministrazione americana emergono posizioni diverse su un possibile attacco all’Iran. Vance mantiene una linea di cautela, mentre Hegseth e Rubio spingono per l’opzione militare. La ricostruzione parla anche di un ripensamento della Casa Bianca poco prima dell’ordine di bombardare.
La guida suprema iraniana Ali Khamenei ha posto un veto sull’uranio dell’Iran, mentre Donald Trump ha dichiarato che gli Stati Uniti "lo avremo noi". Teheran, però, segnala un’apertura nei colloqui con Washington e afferma che alcuni divari sono stati colmati, preparando una risposta.
Donald Trump ha dichiarato che gli Stati Uniti avranno l’uranio arricchito dell’Iran, mentre Teheran ha negato che la guida suprema Ali Khamenei abbia ordinato di conservarlo. Il liveblog segnala anche le parole di Marco Rubio, che parla di progressi, e la visita a Teheran del capo dell’esercito pakistano nel quadro dei negoziati.
Il mercato del petrolio potrebbe entrare in una “zona rossa” entro luglio, con le scorte in calo alla vigilia della stagione estiva dei viaggi. Il direttore esecutivo dell’Agenzia internazionale dell’energia, Fatih Birol, ha indicato nella riapertura incondizionata dello Stretto di Hormuz la soluzione più importante allo shock energetico legato alla guerra con l’Iran.
Nel primo trimestre le società di investimento private di David Tepper e di altre famiglie miliardarie hanno rafforzato le posizioni nei titoli dei semiconduttori e dell’energia. Le scommesse sono arrivate mentre la guerra con l’Iran metteva sotto pressione l’economia dei data center.
Teheran ha reso noto di aver ricevuto il parere degli Stati Uniti e di essere al lavoro per esaminarlo. Nel liveblog si riporta anche la posizione del segretario alla Difesa Usa Pete Hegseth, che ha assicurato la prontezza americana ad agire sull'Iran.
La guerra in Iran sta aggravando la crisi dei fertilizzanti azotati, con effetti che iniziano a farsi sentire anche in Europa. La dipendenza dalle importazioni di gas naturale e ammoniaca mette sotto pressione la produzione agricola e rischia di compromettere i raccolti del prossimo autunno. Per sostenere gli agricoltori, la Commissione europea ha presentato un piano d’azione.
Donald Trump sostiene che i negoziati con Teheran siano alle fasi finali e avverte che, in assenza di una firma, potrebbero esserci “azioni spiacevoli”. L’Iran parla di uno scambio di messaggi in buona fede, pur rivendicando i propri diritti. Intanto media arabi riferiscono di un possibile nuovo round di trattative a fine mese a Islamabad.
Nel Medio Oriente si moltiplicano le voci su un accordo vicino, mentre resta alta la tensione tra Donald Trump e Benjamin Netanyahu dopo una telefonata definita drammatica. Trump ha affermato che Netanyahu "farà quello che voglio", mentre Teheran ha avvertito che in caso di attacco il conflitto si estenderà.
Stellantis lancerà per il marchio Ram una nuova gamma di pickup definiti "muscle trucks" con motori Hemi V-8. L'annuncio arriva nonostante i prezzi elevati della benzina negli Stati Uniti, in un contesto segnato dalla guerra in Iran.
Dai verbali emerge che una maggioranza dei funzionari della Federal Reserve ritiene possibili nuovi rialzi dei tassi se l’inflazione dovesse rimanere elevata. Tra i fattori di pressione sui prezzi viene indicato il protrarsi della guerra con l’Iran, che potrebbe aggravare il quadro inflazionistico.
Media arabi riferiscono che è in fase di finalizzazione un testo di accordo tra Stati Uniti e Iran. Al Arabiya parla di lavori in corso per chiudere un documento d’intesa tra Washington e Teheran nel quadro delle tensioni in Medio Oriente.
Xi Jinping ha accolto Vladimir Putin alzando i toni contro gli Stati Uniti e denunciando la "legge della giungla". Pechino ha indicato il Golden Dome e gli attacchi contro Iran e Venezuela come minacce. Nel confronto con il leader russo non è però emersa un'intesa sul gasdotto.
Il blocco dello Stretto di Hormuz da parte dell’Iran sta aumentando il rischio che i prezzi dell’energia restino elevati più a lungo del previsto. In questo contesto, CNBC segnala che un titolo potrebbe beneficiare in modo significativo del nuovo scenario, mentre il mercato non ne avrebbe ancora pienamente colto il potenziale.
Mahmoud Ahmadinejad, ex sindaco di Teheran e presidente iraniano dal 2005 al 2013, è ricordato per le posizioni radicali contro Israele, il negazionismo dell’Olocausto e la dura repressione dell’Onda verde. Dopo aver costruito la propria immagine come uomo comune e aver lodato Donald Trump nel 2017, si è poi trasformato in un critico del governo, restando ai margini del sistema politico iraniano.
Cina e Russia hanno criticato Donald Trump condannando l'attacco all'Iran e il rapimento di Nicolas Maduro. Xi Jinping ha avvertito Vladimir Putin che l'ordine internazionale è pericolosamente vicino al ritorno della legge della giungla. Putin ha inoltre affermato che le relazioni tra Russia e Cina hanno raggiunto livelli senza precedenti.
L'inflazione nel Regno Unito è scesa al 2,8% ad aprile, attestandosi sotto le attese. Gli analisti avvertono però del rischio di una brusca risalita legata alla guerra contro l'Iran.
Stati Uniti e Israele avrebbero considerato Mahmoud Ahmadinejad come possibile nuovo leader dell’Iran. L’ex presidente iraniano, un tempo ritenuto un radicale, sarebbe stato disposto a collaborare. La ricostruzione è stata pubblicata dal New York Times.
Negli Stati Uniti l’approvazione del mandato di Donald Trump scende al 37%. Pesano la gestione del conflitto con l’Iran e il giudizio negativo sull’economia, un tema tradizionalmente favorevole al presidente. Peggiora anche la valutazione degli elettori indipendenti, con quasi sette su dieci che ne disapprovano l’operato alla Casa Bianca.
Vladimir Putin dovrebbe incontrare mercoledì il leader cinese Xi Jinping, con il gasdotto Power of Siberia 2 al centro dei colloqui. Il progetto, fermo da tempo, torna d’attualità mentre la guerra in Iran scuote i mercati energetici.
Donald Trump ha lanciato un ultimatum all’Iran, fissando in tre giorni il termine per raggiungere un’intesa e avvertendo che in caso contrario riprenderanno i raid. Sul dossier è intervenuto anche il G7, chiedendo la riapertura dello Stretto di Hormuz. Il vicepresidente J.D. Vance ha inoltre detto che Washington è contraria all’ipotesi di consegnare l’uranio arricchito alla Russia.
Teheran si starebbe preparando a un possibile ritorno dei raid americani con una strategia dei pasdaran basata su imboscate contro i jet degli Stati Uniti. Il nodo, sullo sfondo, è il timore di Washington che il regime iraniano conosca le procedure d’attacco statunitensi, anche con un possibile supporto dei servizi russi.
Il Senato Usa ha fatto avanzare una misura per porre fine all’azione militare in Iran, in una presa di distanza da Donald Trump. Il conflitto ha superato il limite di 60 giorni previsto dal War Powers Act perché il presidente ottenga l’autorizzazione del Congresso.
Una vignetta di Ellekappa propone una lettura satirica della guerra in Iran. Il lavoro richiama il contesto geopolitico della crisi e il ruolo attribuito a Donald Trump nel racconto visivo.
Il Pentagono ha scelto Shield AI per un programma di droni a basso costo, mentre la guerra con l’Iran accelera la domanda di velivoli economici. La società ha appena chiuso un round di finanziamento da 1 miliardo di dollari, che la valuta 12,7 miliardi.
La rete di alleanze statunitensi nel mondo arabo si rafforza, mentre Arabia Saudita ed Emirati soffrono il blocco dello Stretto di Hormuz. Nelle equazioni di Donald Trump per una possibile intesa duratura vengono considerate le esigenze dei Paesi arabi e le due linee rosse americane: la riapertura dello Stretto e la rinuncia dell'Iran al nucleare.
Il G7 lancia l’allarme sulla crisi in Medio Oriente e chiede la riapertura dello Stretto di Hormuz, oltre alla fine della guerra. Intanto Donald Trump sospende l’attacco all’Iran, ma afferma di essere pronto a colpire.
I tassi sui mutui hanno continuato a salire martedì, avvicinandosi al 7%. L’aumento è legato all’incertezza sulla guerra con l’Iran. I livelli attuali sono i più alti dallo scorso luglio.
Il segretario al Tesoro Usa Scott Bessent ha sollecitato i Paesi del G7 ad aiutare Washington a colpire le finanze dell'Iran. Intanto la guerra con l'Iran continua a pesare sulle forniture globali di petrolio e sull'economia più ampia. Il conflitto appare bloccato in uno stallo instabile.
Al G7 c'è stata unanimità nel mantenere la pressione sulla Russia, ha riferito la Francia. Per Parigi, Mosca non deve trarre vantaggi dalla guerra in Ucraina e in Medio Oriente. Nel comunicato finale è indicato come imperativo riaprire lo Stretto di Hormuz e risolvere la guerra in Iran.
Donald Trump ha annunciato la sospensione dell’attacco all’Iran, precisando però di essere pronto a colpire. Le sue parole arrivano dopo la bocciatura della nuova proposta in 14 punti presentata da Teheran. L’esercito iraniano ha risposto avvertendo che gli Stati Uniti non devono commettere errori e minacciando ritorsioni contro qualsiasi aggressione.
La corsa dei titoli tecnologici prosegue grazie al boom dell’intelligenza artificiale, ma il settore dei chip affronta nuove pressioni. La guerra con l’Iran sta mettendo sotto stress l’accesso a materiali chiave e spingendo al rialzo i costi per le aziende che alimentano l’espansione dell’AI.
I mercati dell’Asia-Pacifico hanno chiuso in ordine sparso martedì. A pesare sul sentiment è stato il calo del petrolio, dopo che il presidente Donald Trump ha annunciato il rinvio di un attacco pianificato contro l’Iran.
Le autorità statunitensi, tra cui SEC, Tesoro e Dipartimento di Giustizia, hanno offerto un alleggerimento legale al miliardario Gautam Adani. Il Dipartimento del Tesoro ha chiuso un caso contro Adani Enterprises relativo all’acquisto di energia iraniana soggetta a sanzioni tra novembre 2023 e giugno 2025.
I prezzi del petrolio sono scesi dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha detto di voler rinviare un previsto attacco militare contro l’Iran. La decisione, presa dopo le richieste di importanti leader del Medio Oriente, ha ridotto i timori di interruzioni dell’offerta.
I contatti riservati tra i leader del Golfo e Teheran complicano la posizione della Casa Bianca sull’Iran. Per Donald Trump il dilemma resta tra uno stallo che avrebbe il sapore della sconfitta e un attacco dalle conseguenze imprevedibili.
Donald Trump ha dichiarato di aver fermato un attacco che sarebbe stato pronto a ripartire oggi, aprendo invece a una nuova fase di trattative con Teheran. Il presidente ha però avvertito che, in assenza di un’intesa, i bombardamenti potrebbero riprendere. Lo stop sarebbe stato sollecitato dai Paesi del Golfo, mentre l’Iran ha presentato una nuova proposta che include la riapertura dello Stretto di Hormuz e il trasferimento dell’uranio in Russia.
Jason Greenblatt, ex inviato speciale in Medio Oriente di Donald Trump, sostiene che il regime iraniano sia diviso. Per questo Trump vuole capire se Teheran sia davvero in grado di negoziare un accordo e soprattutto di rispettarlo nel tempo. Greenblatt aggiunge che chi pensa a un presidente condizionato dai sondaggi elettorali non ne comprende il metodo d’azione.
Donald Trump ha dichiarato di aver sospeso un attacco all'Iran che era previsto per martedì, parlando di colloqui seri ma ribadendo di essere pronto a colpire. Nel quadro della crisi, è stata inoltre concessa una nuova deroga di 30 giorni sul petrolio russo.
Donald Trump ha detto di rinviare un «attacco programmato all’Iran domani» su richiesta di leader del Medio Oriente. Lo stallo tra Stati Uniti e Iran ruota attorno allo Stretto di Hormuz, passaggio cruciale per il petrolio mondiale. La sua chiusura a causa della guerra ha provocato uno shock dell’offerta energetica.
Donald Trump ha dichiarato di aver sospeso un attacco all'Iran previsto per domani, parlando di negoziati seri in corso. Intanto, secondo i media, per Washington la proposta di Teheran resta insufficiente e permane il rischio di una ripresa della guerra. Gli Stati Uniti valutano anche una nuova deroga sul petrolio russo a causa del blocco delle forniture.
Donald Trump sposta l’attenzione sulle elezioni di metà mandato e sul tema dell’accessibilità economica dopo il summit con la Cina, mentre la guerra con l’Iran continua. In un evento alla Casa Bianca previsto per lunedì, annuncerà l’espansione del numero di farmaci da prescrizione scontati offerti tramite TrumpRX.
Donald Trump ha dichiarato di non essere aperto a concessioni e ha avvertito che l’Iran sa cosa accadrà a breve. Intanto, secondo i media, per gli Stati Uniti la proposta iraniana è insufficiente e resta il rischio di una ripresa della guerra. Washington valuta inoltre una nuova deroga sul petrolio russo a causa del blocco delle forniture.
La Commissione europea si prepara a tagliare le stime di crescita e ad alzare quelle sull’inflazione nelle previsioni di primavera attese questa settimana. Alla base c’è l’impatto del conflitto con l’Iran sui prezzi del petrolio, descritto come uno shock stagflazionistico per l’economia europea.
Il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti e Adani Enterprises hanno raggiunto un accordo per chiudere presunte violazioni delle sanzioni contro l’Iran. Fonti citate da CNBC riferiscono inoltre che il Dipartimento di Giustizia è vicino ad archiviare accuse penali collegate per frode contro Adani. La società avrebbe promesso investimenti per 10 miliardi di dollari negli Stati Uniti.
Media riferiscono di un'apertura dell'Iran a un lungo stop del programma nucleare, con l'uranio destinato alla Russia. Intanto il presidente degli Stati Uniti ha convocato i consiglieri per la sicurezza per discutere della guerra. Teheran ha inoltre annunciato la creazione di un organismo che gestirà lo Stretto di Hormuz.
Il patrimonio gestito dalle reti di consulenza resta sopra i mille miliardi di euro. Su base annua la crescita è del 9,4%, mentre nel trimestre si registra una flessione legata alla volatilità dei mercati innescata dalle tensioni tra Stati Uniti e Iran. I dati sono quelli diffusi da Assoreti.
Donald Trump ha lanciato un ultimatum a Teheran, chiedendo che l’Iran accetti un accordo e annunciando la convocazione dei consiglieri per la sicurezza per discutere della guerra. Da Teheran è arrivata la replica: «Abbiamo risposto».
Dopo un attacco contro una centrale nucleare negli Emirati Arabi Uniti, Iran e Stati Uniti sono tornati a minacciare un nuovo conflitto. La tensione arriva dopo settimane di negoziati bloccati e riaccende lo scontro in Medio Oriente.
Il calo di Wall Street e la forte risalita dei rendimenti dei Treasury vengono letti come un possibile fattore di svolta nel negoziato tra Stati Uniti e Iran. Le tensioni sui mercati finanziari possono quindi incidere anche sugli equilibri geopolitici legati al confronto tra Washington e Teheran.
Le Borse europee sono attese in territorio negativo all'inizio della nuova settimana di contrattazioni. Sui mercati pesa la reazione degli investitori agli ultimi sviluppi del conflitto tra Stati Uniti e Iran, dopo le minacce di Donald Trump a Teheran.
I prezzi del petrolio sono saliti dopo l’avvertimento lanciato da Donald Trump all’Iran nel fine settimana. Il messaggio ha riacceso i timori di un deterioramento dello stallo tra Washington e Teheran sulla fine della guerra, con il rischio di una ripresa del conflitto armato. Le tensioni geopolitiche alimentano così le preoccupazioni per il mercato energetico.
I mercati dell’Asia-Pacifico si preparano a un’apertura mista, mentre gli investitori valutano il ritorno delle tensioni geopolitiche. A pesare sul sentiment sono i nuovi timori per l’offerta di petrolio, riaccesi dall’avvertimento di Donald Trump all’Iran di "muoversi, in fretta".
Donald Trump ha detto a Benjamin Netanyahu che la guerra con l’Iran potrebbe riprendere se Teheran non accetterà un accordo. Il leader Usa ha avvertito che in caso contrario “non ne resterà più nulla” e ha annunciato un incontro con i generali per domani. Israele ha dato il suo appoggio e si dice pronto a nuovi raid.
Donald Trump ha parlato con il premier israeliano Benjamin Netanyahu e ha avvertito l'Iran che il tempo stringe. Netanyahu ha riunito il gabinetto, mentre ad Abu Dhabi si segnala un incendio dopo l'impatto di un drone su una centrale nucleare. La tensione resta alta in Medio Oriente.
Giorgia Meloni ha chiesto la riapertura dello Stretto di Hormuz e ha ribadito il no all’atomica in Iran. La premier ha discusso con i primi ministri di Kuwait e Qatar delle rotte alternative di gas e petrolio e della sicurezza della navigazione. Ha aggiunto che l’Italia farà la propria parte.
Dopo il viaggio in Cina, Donald Trump starebbe valutando piani per colpire l’Iran. Il tentativo di ottenere un risultato da Pechino non avrebbe avuto successo e il presidente sarebbe ora orientato a riprendere i raid. Intanto sono al lavoro mediatori nel tentativo di fermare un’escalation.
Per il politologo americano Charles Kupchan, Iran e Taiwan sono i due dossier su cui si misura il confronto strategico tra Donald Trump e Xi Jinping. Kupchan osserva che negli Stati Uniti un nuovo conflitto è impopolare e giudica improbabile un ritorno a una guerra su larga scala da parte della Casa Bianca. Più probabile, invece, uno scenario fatto di tensioni e schermaglie.
Donald Trump deciderà entro 24 ore se autorizzare un nuovo attacco contro l’Iran, mentre si intensificano i preparativi tra Stati Uniti e Israele. Teheran ha riferito di colloqui con alcuni Paesi dell’Unione europea sul transito nello Stretto di Hormuz, snodo strategico per la regione e per l’energia.
Ad aprile prosegue la crescita delle erogazioni di mutui, ma l’incertezza pesa sulle prospettive. I tassi sui finanziamenti per la casa salgono al 3,43% e i mutui variabili, ancora sotto i fissi, stanno aumentando rapidamente. Il possibile impatto delle tensioni nel Golfo si riflette così anche sulle rate.
Le scorte mondiali di petrolio potrebbero avvicinarsi a minimi storici entro la fine di maggio se la chiusura dello Stretto di Hormuz dovesse continuare. La stima evidenzia il peso del blocco su uno snodo cruciale per i flussi energetici globali.
Donald Trump ha dichiarato che Cina e Taiwan dovrebbero "raffreddare" le tensioni, intervenendo sul tema dopo una visita di due giorni in Cina. Ha aggiunto di aver discusso con il presidente cinese Xi Jinping anche di Iran e di accordi commerciali.
Teheran apre a un possibile ruolo di Pechino per favorire il dialogo con gli Stati Uniti, mentre ribadisce la propria diffidenza verso Washington. Il ministro degli Esteri Araghchi non chiude alle trattative, ma sullo sfondo i pasdaran si preparano a una possibile ripresa della guerra.
Donald Trump ha escluso il sostegno all’indipendenza di Taiwan e ha detto di non voler inviare soldati. Da Pechino il ministro degli Esteri ha affermato che il presidente americano “ci capisce”. Trump ha inoltre parlato di un’intesa sullo Stretto di Hormuz e proposto all’Iran di fermare l’uranio per 20 anni, mentre mercoledì è atteso l’arrivo di Vladimir Putin.
Teheran si dice pronta ad accogliere gli sforzi della Cina per la pace, mentre il ministro Araghchi afferma che la mediazione del Pakistan non è fallita ma incontra difficoltà. Sullo sfondo resta la tensione con Washington, con Donald Trump che avverte di non avere ancora molta pazienza nei confronti dell'Iran.
La Cina aumenterà gli acquisti di petrolio dagli Stati Uniti perché i due Paesi sono partner commerciali naturali, ha dichiarato il segretario all’Energia Chris Wright. Pechino dipende in larga misura dalle importazioni di greggio dal Medio Oriente, ma queste forniture risultano in gran parte interrotte dal blocco iraniano dello Stretto di Hormuz.
La Cina potrebbe avere un ruolo centrale nelle trattative tra Stati Uniti e Iran, anche nell’eventuale rimozione dell’uranio. Mehran Haghirian richiama la mediazione tenuta riservata fino all’ultimo tra Arabia Saudita e Iran nel 2023. Per Pechino pesano i legami economici e di sicurezza con Teheran e l’interesse a far ripartire il transito di petrolio nello Stretto di Hormuz.
Nel The Essential del 15 maggio Chiara Piotto riassume gli impegni presi tra il presidente Usa e Xi Jinping su temi che includono microchip, Boeing e questioni legate all'Iran. Il video affronta inoltre la crisi del carburante a Cuba e la morte di cinque italiani durante un'escursione subacquea alle Maldive.
Teheran annuncia un accordo che riguarda le navi cinesi nello Stretto di Hormuz, in un passaggio rilevante per gli equilibri regionali. Intanto Riad richiama l'ipotesi di un patto di non aggressione tra l'Iran e i Paesi del Golfo. Il ministro iraniano Araghchi ha inoltre attaccato gli Emirati.
Jp Morgan Am segnala opportunità nei mercati emergenti nonostante gli spread del debito sovrano siano ai minimi. Le obbligazioni in valuta forte di questi Paesi hanno subito una lieve correzione nelle prime fasi del conflitto in Iran, recuperando poi gran parte delle perdite.
Donald Trump ha detto che Xi Jinping si è offerto di aiutare sulla crisi con l'Iran e che la Cina non fornirà armi a Teheran. Intanto il ministro iraniano Araghchi ha chiesto ai Brics di condannare quelle che definisce violazioni del diritto internazionale da parte di Israele e Stati Uniti. A Washington è iniziato il terzo round di colloqui diretti tra Israele e Libano, mentre Riad valuta un patto di non aggressione tra la regione e Teheran.
Il Centcom afferma di aver distrutto 161 navi da guerra e il 90% delle mine dell’Iran, nel quadro delle tensioni in Medio Oriente. Intanto il ministro iraniano Araghchi ha chiesto ai Brics di condannare le violazioni del diritto internazionale attribuite a Israele e agli Stati Uniti. A Washington è inoltre iniziato il terzo round di colloqui diretti tra Israele e Libano.
Negli Stati Uniti la fiducia dei consumatori continua a muoversi in calo rispetto al periodo successivo alla pandemia. A pesare sul clima economico sono soprattutto l’inflazione, i conflitti internazionali e i dazi voluti da Donald Trump, che alimentano l’incertezza tra le famiglie.
Nel confronto con il presidente americano, Xi Jinping ha ribadito che la questione di Taiwan può spingere Cina e Stati Uniti verso un conflitto. La Casa Bianca ha riferito un accordo sull’esigenza di garantire il flusso dell’energia nello Stretto di Hormuz e sulla contrarietà a un Iran dotato di arma atomica.
Donald Trump e Xi Jinping hanno concordato che l’Iran non deve dotarsi di armi nucleari. Nel confronto è emersa anche la questione Taiwan, indicata come un possibile fattore di conflitto se gestita male. Trump ha espresso rispetto per la Cina e per Xi, mentre il leader cinese ha sostenuto che Stati Uniti e Cina dovrebbero essere partner e non rivali.
Xi Jinping ha trasformato la guerra degli Stati Uniti all’Iran in un vantaggio per la Cina, che oggi appare meno dipendente da Donald Trump di quanto Trump lo sia da Pechino. Il presidente americano punta a ottenere l’aiuto cinese per fare pressione sugli ayatollah e a chiudere intese economiche, mentre la leadership cinese si presenta da una posizione di maggiore forza.
È iniziato in Cina il vertice tra Donald Trump e Xi Jinping, con Iran e Taiwan tra i principali dossier sul tavolo. Sullo sfondo pesano anche la competizione sull’intelligenza artificiale e i conflitti in corso. Intanto un gruppo bipartisan di senatori statunitensi ha scritto al segretario Rubio in difesa di Taipei.
Una petroliera cinese ha attraversato lo Stretto di Hormuz nel giorno del vertice. La Cia sostiene che l’Iran controlli il passaggio e abbia ripristinato l’accesso a 30 dei 33 siti missilistici lungo la costa.
Un libro del giornalista Florian Tardif ricostruisce un presunto episodio privato tra Brigitte ed Emmanuel Macron, collegandolo a un sms inviato dal presidente all’attrice iraniana Golshifteh Farahani. L’Eliseo ha smentito la versione riportata, mentre l’autore l’ha confermata. Il caso riapre l’attenzione sulla coppia presidenziale francese.
Sale la tensione nello Stretto di Hormuz, con l'Iran che rivendica il controllo dell'area e minaccia gli Stati Uniti. Sullo sfondo, un jet F-35 Usa pattuglia le acque del Golfo e un drone sorvola una base. Sergio Mattarella invita Israele ad abbandonare uno stato di guerra permanente.
Donald Trump è atteso a Pechino con 17 grandi amministratori delegati, tra cui Elon Musk, Tim Cook e Jensen Huang. La missione punta a un possibile "Board of Trade", con Wall Street usata come leva diplomatica in un quadro segnato anche dai dossier Iran e Taiwan.
I trader prevedono che Donald Trump possa annunciare in Cina una proroga della tregua sui dazi tra Stati Uniti e Cina. Tra le ipotesi circola anche un annuncio su acquisti di aerei Boeing. I mercati ritengono inoltre probabile un riferimento all’Iran, nonostante Trump abbia detto che Washington non ha bisogno dell’aiuto cinese per risolvere il conflitto.
La chiusura dello Stretto di Hormuz ha ridotto del 30% la produzione petrolifera dell’OPEC, afferma il cartello. Il blocco imposto dall’Iran ha di fatto interrotto le forniture dal Golfo Persico e mette a rischio la crescita della domanda globale di petrolio nel corso dell’anno.
Alla vigilia del vertice tra Xi e Trump in Cina emergono timori per un possibile shock nel settore dei semiconduttori, con Taiwan indicata come epicentro della tensione. Lo scenario viene letto come parte del prezzo geopolitico da pagare per arrivare alla chiusura della guerra con l’Iran.
Alcuni media internazionali scrivono che Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita non si sarebbero limitati a difendersi durante la guerra con l’Iran. I due paesi del Golfo avrebbero condotto in segreto attacchi contro Teheran, aggiungendo un elemento rilevante alle tensioni nella regione.
L’intelligence statunitense ritiene che l’Iran abbia conservato e ricostituito una parte significativa delle proprie capacità militari. La valutazione riguarda anche siti missilistici e l’area dello Stretto di Hormuz, un punto strategico per gli equilibri regionali e per i traffici energetici.
Teheran ha rivendicato il controllo dello Stretto di Hormuz, affermando che da Kharg non lascerà partire "neanche un granello". Il vicecomandante della Marina iraniana ha anche minacciato gli Stati Uniti, dichiarando che se Donald Trump sbarcasse sull'isola il Golfo diventerebbe "un cimitero delle forze Usa". In parallelo, media riferiscono di raid israeliani in Libano con almeno 8 morti, tra cui 2 bambini.
Teheran afferma di avere il controllo dello Stretto di Hormuz e sostiene che "neanche un granello" lascerà Kharg. Il vicecomandante della Marina iraniana ha aggiunto che, se Trump sbarcasse sull'isola, il Golfo diventerebbe un cimitero per le forze Usa.
Per gli esportatori cinesi, le preoccupazioni legate all’Iran stanno superando quelle sui dazi mentre Donald Trump e Xi Jinping si preparano a incontrarsi. In vista del vertice, Pechino e Washington dovrebbero ribadire l’intenzione condivisa di riaprire lo Stretto di Hormuz e ristabilire la stabilità nella regione.
Alla vigilia del summit in Cina, l’Iran alza i toni contro gli Stati Uniti e mostra profonda sfiducia verso Washington. I pasdaran avvertono che un eventuale attacco porterebbe alla creazione della bomba e che chiunque entri nel territorio iraniano subirebbe gravi danni.
Teheran ha minacciato di portare l'arricchimento dell'uranio al 90% in caso di attacco, in un nuovo picco di tensione in Medio Oriente. Donald Trump ha dichiarato di non avere fretta, mentre il bilancio del conflitto viene indicato in 29 miliardi di costi, con l'inflazione in forte aumento.
Il mercato del petrolio affronta quella che viene descritta come la maggiore interruzione dell’offerta della sua storia, ma i prezzi non hanno registrato un’impennata paragonabile ai picchi del passato. Gli analisti di Wall Street individuano cinque fattori che spiegano perché le quotazioni restano relativamente contenute nonostante il conflitto con l’Iran.
Il presidente Usa definisce le trattative con Teheran "appese a un filo", paragonandole a un paziente in terapia intensiva e valutando circa l'1% di possibilità che la guerra si chiuda con un accordo. Le dichiarazioni arrivano alla vigilia del suo viaggio in Cina. Nel frattempo si segnalano movimenti di mezzi marini statunitensi nella regione.
Non sono solo Iran e petrolio ad alimentare le pressioni sui prezzi. Negli Stati Uniti l’inflazione mostra una riaccelerazione anche in altre voci di spesa per i consumatori, tra cui casa e alimentari. Il quadro segnala rincari più diffusi che vanno oltre il solo comparto energetico.
Ad aprile 2026 l’inflazione negli Stati Uniti mostra aumenti dei prezzi per i consumatori, con rincari che colpiscono benzina, generi alimentari e altre voci di spesa. A pesare è la guerra con l’Iran, che ha spinto verso l’alto i costi legati all’energia e ai consumi quotidiani.
Il vertice tra Donald Trump e Xi Jinping si presenta come un passaggio delicato per i rapporti tra Stati Uniti e Cina, con implicazioni su commercio, Taiwan e Iran. Gli esperti si aspettano possibili annunci su accordi commerciali o altre intese, tra cui acquisti cinesi di prodotti agricoli statunitensi o di aerei Boeing.
Teheran avverte che, in caso di attacco da parte degli Stati Uniti, tra le opzioni sul tavolo ci sarebbe l’arricchimento dell’uranio al 90%. Rezaei evoca anche il tema del nucleare militare e annuncia un confronto in parlamento. Intanto Donald Trump ha incontrato i generali per valutare una possibile ripresa dell’offensiva, mentre nel sud del Libano i raid israeliani hanno causato sei morti.
Le borse europee si preparano ad aprire in territorio negativo. A pesare sui mercati è l’affievolirsi delle speranze di un rapido accordo di pace tra Stati Uniti e Iran, mentre cresce l’incertezza sul conflitto. Il clima di tensione continua a influenzare anche il petrolio e il sentiment degli investitori.
Dopo la quasi distruzione della flotta navale tradizionale iraniana nei raid israelo-statunitensi, i Pasdaran mantengono in acqua una “mosquito fleet” di piccole imbarcazioni armate. Questa presenza sta paralizzando il passaggio nello Stretto di Hormuz, uno snodo cruciale per la navigazione.
I prezzi del petrolio hanno esteso i rialzi martedì, mentre aumentano i timori per un conflitto prolungato in Medio Oriente. A pesare sul mercato sono state le dichiarazioni di Donald Trump, che ha definito il cessate il fuoco con l’Iran in "supporto vitale", riducendo le speranze di un accordo di pace tra Washington e Teheran.
Donald Trump ha dichiarato che la tregua è "appesa a un filo" mentre l’Iran ha lasciato i negoziati. Il leader americano ha riunito i generali e ha minacciato la guerra per tentare di sbloccare lo stallo, ma Teheran continua a dettare le proprie condizioni. Sullo sfondo emerge anche la critica del neocon Robert Kagan, che parla di uno scacco per Trump.
La Nobel iraniana Narges Mohammadi, libera su cauzione, è in cura dopo un infarto e le violenze subite. Ha dovuto pagare anche le spese del ricovero. Il fratello denuncia che in prigione avrebbero tentato di ucciderla, mentre lei continua a resistere pensando ai figli.
Yair Golan, leader dei Democratici israeliani, punta alle elezioni del prossimo autunno con l’obiettivo di riportare la sinistra al governo e archiviare la stagione di Benjamin Netanyahu. Nell’intervista ribadisce il no a un programma nucleare militare dell’Iran, ma apre alla trattativa su altri dossier. Sulla prospettiva di uno Stato palestinese, sostiene che i tempi non siano ancora maturi.
Resta alta la tensione tra Stati Uniti e Iran, con la tregua in Medio Oriente appesa a un filo. Donald Trump ha definito il cessate il fuoco debole ma ha lasciato aperta la possibilità di un'intesa, mentre Teheran rilancia il piano cinese.
Donald Trump e i repubblicani al Congresso stanno valutando la sospensione della tassa federale sulla benzina nel contesto della guerra con l’Iran. L’iniziativa arriva mentre gli elettori mostrano crescente insoddisfazione per l’economia di Trump in vista delle elezioni di midterm del 2026, con i prezzi elevati dei carburanti che alimentano il malcontento.
L’Iran ha respinto il piano degli Stati Uniti, mentre Donald Trump ha affermato che una soluzione diplomatica con Teheran resta ancora possibile. Il presidente Usa ha definito indegna la leadership iraniana. Intanto, secondo i media, una petroliera ha attraversato lo Stretto di Hormuz seguendo una rotta indicata da Teheran, mentre proseguono i raid israeliani sul Libano.
Gli Stati Uniti hanno respinto l'ultima lettera dell'Iran, che proponeva uno stop agli attacchi e la riapertura dello Stretto di Hormuz in vista di negoziati. Secondo Trump, il programma nucleare di Teheran va fermato subito, mentre lo scenario nella regione resta sempre più incerto.
Le vendite di case negli Stati Uniti sono rimaste quasi ferme ad aprile. A pesare sugli acquirenti sono stati il forte aumento dei tassi dei mutui nel mese precedente e l'incertezza legata alla guerra con l'Iran.
Un’indagine di NewsGuard su cinque rilevatori di intelligenza artificiale evidenzia un problema rilevante di falsi positivi. In diversi casi, immagini autentiche legate alla guerra tra Stati Uniti e Iran sono state classificate come contenuti deepfake. Un limite che può aumentare la confusione nella circolazione della disinformazione.
Donald Trump torna in Cina dopo nove anni per un vertice con Xi Jinping centrato sulla tregua commerciale e sulla crisi nello Stretto di Hormuz. Sul tavolo ci sono anche i dazi e le terre rare, mentre Pechino punta a far valere il proprio margine negoziale e a ribadire la linea rossa su Taiwan.
L'Iran ha respinto il piano degli Stati Uniti, definendo eccessive le richieste americane e sostenendo che la propria risposta sia "generosa e razionale". Donald Trump ha criticato la lettera di Teheran, giudicandola inappropriata. Intanto, secondo media citati nel liveblog, una petroliera ha attraversato lo Stretto di Hormuz seguendo una rotta indicata da Teheran, mentre continuano i raid israeliani sul Libano.
Teheran respinge il piano degli Stati Uniti, aprendo un nuovo fronte di tensione nei rapporti bilaterali. La reazione di Donald Trump è di forte irritazione, in un contesto che riporta al centro lo scontro tra Washington e l’Iran.
Narendra Modi ha avvertito che il conflitto con l’Iran pone gravi rischi per l’India, mettendo in luce la forte dipendenza del Paese dall’energia importata. Il premier ha invitato i cittadini a ridurre il consumo di carburante, i viaggi all’estero e gli acquisti di oro. L’appello arriva mentre le tensioni in Medio Oriente aumentano i timori per l’impatto economico sugli approvvigionamenti energetici.
Il podcast analizza perché i mercati non sono crollati malgrado le paure per la guerra in Iran: l'azionario è ai massimi, l'oro è in calo e il Brent viaggia intorno a 126 dollari. Vengono esaminati tre scenari (de-escalation, stallo prolungato, escalation) e le conseguenze per i portafogli, alla luce di report di JP Morgan, dati di Ed Yardeni e analisi di Citi. Si discutono inoltre temi tecnici come demand destruction, backwardation, term premium e la correlazione azioni-bond.
Ad aprile l’inflazione in Cina ha superato le stime, mentre i prezzi alla produzione hanno toccato i massimi degli ultimi tre anni sulla spinta del conflitto con l’Iran. Pechino ha attenuato l’impatto dello shock energetico grazie alle riserve strategiche di petrolio e a un mix energetico diversificato che include le rinnovabili.
Dall’Ucraina all’Iran, la robotizzazione del campo di battaglia e l’uso dell’intelligenza artificiale stanno cambiando il modo di pensare la guerra. Il nodo, però, è non affidarsi troppo alla tecnologia: per l’Europa serve ripensare il proprio modello militare e costruire una teoria della vittoria diversa da quella americana.
L'Iran ha dichiarato che non "si piegherà mai" dopo che Donald Trump ha respinto una controproposta di pace, prolungando il conflitto in Medio Oriente. Washington sta cercando di spingere Pechino a fare pressione su Teheran per riaprire lo Stretto di Hormuz, ma non è chiaro quanto la Cina sia disposta a intervenire.
I mercati asiatici hanno avviato la settimana in ordine sparso, con il Kospi sudcoreano che ha segnato un nuovo record. A pesare sul sentiment è stata l’impennata del petrolio e l’aumento dei timori geopolitici legati all’Iran. Gli investitori restano cauti dopo il rifiuto da parte di Donald Trump della proposta di cessate il fuoco di Teheran, che alimenta il rischio di un conflitto più lungo in Medio Oriente.
Sale la tensione tra Iran e Stati Uniti dopo la risposta di Teheran e le nuove parole dure di Donald Trump. Il presidente americano minaccia di rimuovere l’uranio arricchito, alimentando il rischio di un’escalation alla vigilia del viaggio in Cina.
Allan Eyre, ex negoziatore del Jcpoa, sostiene che Donald Trump abbia fallito e non riuscirà a strappare a Teheran un accordo migliore di quello raggiunto ai tempi di Obama. Eyre osserva che Mosca e Pechino possono avere un ruolo di facilitazione, ma non sono in grado di offrire garanzie militari. Il tema conferma la centralità del dossier iraniano negli equilibri tra Stati Uniti e Medio Oriente.
Teheran si dice pronta ad aprire lo Stretto di Hormuz, ma non assume impegni sul dossier nucleare nel confronto con gli Stati Uniti. Donald Trump accusa l'Iran di prendere in giro Washington e avverte che "non riderete più". Benjamin Netanyahu sostiene che la partita non sia ancora conclusa.
Donald Trump ha respinto l’ultima controproposta avanzata dall’Iran per porre fine alla guerra, dichiarando di non gradirla. Teheran aveva ribadito la necessità di fermare il conflitto e revocare le sanzioni, riferisce l’agenzia semi-ufficiale Tasnim citando una fonte informata. Gli Stati Uniti attendono ora una risposta iraniana mentre una petroliera attraversa lo Stretto di Hormuz.
L'Eurovision ha preso il via con il Turquoise Carpet. Alla vigilia dell'evento si sono registrate proteste di manifestanti iraniani contro Israele e contro il regime degli ayatollah. Tra gli slogan degli attivisti anche l'appello al boicottaggio della manifestazione.
Teheran ha avvertito Londra e Parigi di una risposta immediata con navi nello Stretto di Hormuz, mentre i media iraniani riferiscono che la risposta alla proposta degli Stati Uniti sarebbe stata inviata tramite il Pakistan. Il presidente Masoud Pezeshkian ha ribadito che l’Iran non si piegherà al nemico e che negoziare non significa arrendersi.
Donald Trump torna a criticare l’Italia sul dossier delle basi e dell’Iran, sostenendo che Roma non fosse presente quando gli Stati Uniti ne avevano bisogno. In un’intervista al Corriere, ha anche affermato di stare pensando a un possibile ritiro delle truppe.
Nel liveblog sul Medio Oriente si segnala che il Libano denuncia sette morti, tra cui tre bambini, nei raid israeliani contro famiglie sfollate. Intanto Londra ha inviato un cacciatorpediniere in vista di una futura missione nello Stretto di Hormuz. Da Teheran, il ministro Araghchi chiede agli Stati Uniti di porre fine a richieste definite eccessive e irragionevoli.
Gli Stati Uniti hanno imposto sanzioni contro 11 entità e tre persone accusate di aiutare l’Iran. I soggetti colpiti hanno sede in Iran, Cina, Bielorussia e negli Emirati Arabi Uniti. La misura si inserisce nella pressione economica di Washington verso Teheran.
L'Europa ha espresso profondo allarme per le condizioni di Narges Mohammadi, premio Nobel per la Pace attualmente detenuta in Iran, chiedendo che le siano fornite subito cure mediche. Nell'appello si sottolinea che le accuse contro di lei si basano esclusivamente sulla sua legittima e pacifica attività di difesa dei diritti umani.
Due navi iraniane sono state colpite, mentre Teheran accusa Washington di “avventurismo”. Il ministro Araghchi parla di mosse sconsiderate proprio mentre l’opzione diplomatica resta sul tavolo. Intanto il vicepresidente Usa Vance incontra il premier del Qatar e dalla Casa Bianca filtra l’ipotesi di un accordo imminente.
Per Aaron David Miller, Teheran gioca sul tempo e mira a far riconoscere una nuova configurazione dei rapporti regionali. La leadership iraniana, osserva l’analista, è già cambiata e punta al riconoscimento della propria capacità di gestire lo Stretto e del diritto a un programma nucleare.
Il summit tra Donald Trump e Xi è indicato come la prossima scadenza chiave per gli investitori che attendono sviluppi sulla guerra tra Stati Uniti e Iran. I mercati azionari hanno finora reagito con calma al conflitto, anche perché Trump appare determinato a chiudere rapidamente i combattimenti in Iran. L’attenzione resta quindi sui prossimi segnali politici e diplomatici.
Nuove tensioni tra Iran e Stati Uniti in Medio Oriente, con Teheran che definisce "evidente a tutti" l'"avventurismo sconsiderato" di Washington. Il Centcom afferma di aver neutralizzato due petroliere iraniane nel Golfo di Oman, mentre da Teheran fanno sapere che la proposta americana è ancora in fase di valutazione. Donald Trump rilancia la pressione con un ultimatum: "Firmino o colpiamo".
A Palazzo Chigi si è svolto un incontro di circa un’ora e mezza tra Giorgia Meloni e il segretario di Stato Usa Marco Rubio, preceduto da un bilaterale con il ministro degli Esteri. Meloni ha parlato di un dialogo franco tra alleati. Rubio ha ribadito che sulla questione del ritiro delle truppe decide Donald Trump e ha espresso l’auspicio di una proposta seria da parte dell’Iran.
Nuove tensioni tra Stati Uniti e Iran nel Golfo, dopo le notizie su attacchi Usa contro petroliere iraniane rilanciate da Fox News. Media iraniani riferiscono anche del sequestro di una petroliera da parte della Marina dei pasdaran. Intanto Teheran afferma che la proposta americana è ancora in fase di valutazione, mentre Donald Trump avverte: "Firmino o colpiamo".
Il cessate il fuoco con l'Iran resta in vigore, assicura Trump dopo che Teheran ha accusato gli Usa di averlo violato con attacchi a navi nello Stretto di Hormuz. Il presidente avverte: "Teheran firmi o colpiremo".
I prezzi del petrolio restano stabili mentre Donald Trump sostiene che il cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran sia ancora in vigore. Lo scambio di colpi nello Stretto di Hormuz ha però riacceso i timori su una possibile tenuta fragile della tregua tra i due Paesi.
Silvia Boccardi e Paolo Magri, presidente del Comitato Scientifico ISPI, analizzano lo scontro tra Papa Leone e Donald Trump. Il video affronta inoltre le notizie relative a un possibile accordo tra Iran e Stati Uniti, citando fonti giornalistiche internazionali.
Donald Trump ha affermato che la tregua con l'Iran resta in vigore, ma ha avvertito che Teheran deve firmare un accordo oppure gli Stati Uniti colpiranno. Il comando statunitense ha riferito di aver intercettato attacchi iraniani definiti non provocati e di aver risposto con raid di autodifesa. Nel liveblog si segnala anche l'impiego di missili e droni negli Emirati.
Donald Trump ha dichiarato che il cessate il fuoco con l'Iran resta in vigore. Il presidente degli Stati Uniti lo ha affermato durante una visita al Lincoln Memorial Reflecting Pool.
Donald Trump ha riferito di aver detto a Marco Rubio di comunicare a Leone, "in modo garbato", che l’Iran non può ottenere l’arma nucleare. Nel liveblog viene anche riportata l’accusa a Teheran di aver ucciso 42.000 innocenti.
Il conflitto con l’Iran potrebbe spostare l’attenzione del vertice tra Donald Trump e Xi Jinping, rallentando i progressi su temi economici rilevanti per le imprese statunitensi. Tra i dossier che rischiano di passare in secondo piano ci sono i dazi, le terre rare e le catene di approvvigionamento.
Stati Uniti e Iran hanno scambiato colpi nello Stretto di Hormuz, con entrambe le parti che sostengono che sia stato l'altro a sparare per primo. La comunicazione del CENTCOM non chiarisce lo stato del cessate il fuoco tra Washington e Teheran, già indebolito da ripetute accuse di violazioni dei termini dell'intesa.
Barclays indica nei titoli dei servizi per il settore petrolifero una delle migliori opportunità d’acquisto degli ultimi 20 anni. La banca cita gruppi come Halliburton, sostenendo che i fornitori di servizi oil dovrebbero beneficiare di prezzi delle materie prime destinati a restare elevati, con o senza una guerra con l’Iran.
L’Iran dovrebbe rispondere oggi alla proposta degli Stati Uniti sul Medio Oriente, mentre sono in corso negoziati per una parziale apertura dello Stretto di Hormuz. Donald Trump ha avuto una telefonata con Benjamin Netanyahu, che ha confermato l’uccisione del capo della forza Radwan di Hezbollah. Negli Stati Uniti sono inoltre in corso indagini su scommesse sul petrolio legate all’Iran, con guadagni stimati in 2,6 miliardi.
I prezzi del petrolio sono scesi giovedì sotto quota 100 dollari, mentre gli investitori valutano gli ultimi sviluppi in Medio Oriente. I mercati restano concentrati sui rischi legati allo Stretto di Hormuz, sullo sfondo delle rinnovate tensioni tra Stati Uniti e Iran.
Maersk ha avvertito che la guerra in Iran avrà un impatto maggiore nei prossimi mesi, con possibili aumenti dei prezzi per i clienti. Il gruppo ha indicato che il conflitto ha aggiunto un ulteriore livello di incertezza, mentre presentava i risultati del primo trimestre.
Lo S&P 500 ha toccato un nuovo massimo storico nella seduta di mercoledì, chiudendo per la prima volta sopra quota 7.300. Il mercato ha beneficiato di un clima di maggiore ottimismo tra i trader sulla possibilità di un accordo in Iran. L’attenzione ora si sposta sui titoli che potrebbero muovere la prossima sessione di contrattazioni.
Vali Nasr sostiene che in Iran non si veda la fine della crisi e che Donald Trump stia cercando soprattutto di uscire da una situazione che lui stesso ha contribuito a creare. Il politologo osserva che la sospensione del Project Freedom viene giustificata con la vicinanza di un accordo, ma questa prospettiva non sarebbe reale. Per una bozza d’intesa credibile, aggiunge, servirebbe includere una moratoria sul programma nucleare iraniano.
Donald Trump sostiene che un accordo con l’Iran possa arrivare entro una settimana e parla di colloqui positivi. Teheran però respinge l’ipotesi di una resa e giudica inaccettabili alcune proposte, mentre il presidente americano avverte che in caso di rifiuto potrebbe ordinare bombardamenti. Intanto gli Stati Uniti hanno bloccato una petroliera nello Stretto.
Washington spinge per raggiungere un’intesa con Teheran prima del vertice in Cina e chiede una moratoria di 12 anni sul programma nucleare iraniano. L’Iran però prende tempo, mentre i pasdaran puntano prima a ottenere lo sblocco dello Stretto di Hormuz.
Gli Stati Uniti hanno presentato un nuovo piano per la pace in Medio Oriente. Donald Trump ha detto che un accordo è "molto possibile" e che, se l'Iran accetta, la guerra può finire. Da Teheran però arrivano riserve, con alcune parti della proposta giudicate inaccettabili, mentre la portaerei francese Charles de Gaulle è diretta verso il Golfo.
Donald Trump ha indicato la prossima settimana come possibile scadenza per la firma di un’intesa con l’Iran. Teheran ha però definito inaccettabili alcune parti della proposta. Intanto, secondo Axios, le parti sarebbero vicine a un memorandum in 14 punti e si attende una risposta iraniana entro 48 ore.
Una nuova bozza di memorandum sul Medio Oriente prevede un testo di una pagina articolato in 14 punti. Il documento punta ad aprire la strada a un accordo definitivo entro 30 giorni, con riferimenti a uranio e sanzioni.
Per l’instabilità legata alla guerra in Iran si discute della possibilità di un «lockdown energetico» in Italia; al momento non è previsto, ma potrebbe essere adottato se la situazione peggiorasse. Misure europee coordinate potrebbero includere limitazioni dei consumi, riduzione dei voli, restrizioni su illuminazione pubblica e climatizzazione e un aumento del prezzo dei carburanti, in base ai regolamenti sulle scorte di petrolio e alle direttive sul gas naturale.
Un attacco presentato come ransomware potrebbe in realtà nascondere un’operazione di intrusione. Una nuova analisi collega la campagna a MuddyWater, che avrebbe usato il marchio Chaos come copertura e adottato tecniche mirate a confondere la natura reale dell’azione.
Donald Trump ha dichiarato che lo Stretto di Hormuz sarà riaperto a tutti se l’Iran accetterà l’accordo in discussione. Da Teheran è arrivata però una prima reazione negativa, con parti della proposta giudicate inaccettabili. Intanto, secondo Axios, le parti sarebbero vicine a un memorandum in 14 punti e si attende una risposta iraniana entro 48 ore; Trump ha inoltre fermato il Project Freedom.
Il podcast In diretta dal mondo affronta i casi di Ucraina e Iran, mettendo al centro il modo in cui i conflitti vengono definiti come "operazioni militari". Un'espressione che richiama il peso politico e comunicativo delle parole usate per descrivere guerre e crisi internazionali.
Una nave francese è stata colpita nello Stretto di Hormuz e alcuni membri dell’equipaggio sono rimasti feriti. Emmanuel Macron ha dichiarato che la Francia non è stata presa di mira in alcun modo. Intanto, secondo Axios, si sarebbe vicini a un memorandum sull’Iran, con una risposta attesa da Teheran entro 48 ore, mentre Donald Trump ha parlato di grandi progressi verso un accordo e Pechino ha chiesto la fine immediata delle ostilità.
I prezzi del petrolio sono scesi bruscamente dopo le dichiarazioni di Donald Trump su una pausa dell’iniziativa di scorta navale degli Stati Uniti nello Stretto di Hormuz. La mossa ha alimentato le speranze di un possibile accordo con l’Iran per porre fine alla guerra.
Nello Stretto di Hormuz i barchini veloci dei pasdaran, progettati per sfuggire ai radar delle fregate, si sono scontrati con la risposta americana basata su elicotteri AH64 Apache e MH60 Seahawk. L’elemento decisivo è stata la supremazia informativa garantita dall’intelligenza artificiale, che ha cambiato gli equilibri dello scontro.
Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi è arrivato a Pechino mercoledì, a pochi giorni dalla visita ad alta tensione di Donald Trump. Si tratta della sua prima visita in Cina dall’inizio della guerra in Iran. L’incontro evidenzia il ruolo di Pechino nei rapporti con Teheran in una fase delicata per la regione.
Dopo quasi un mese di calma relativa, nel Golfo Persico sono riprese le ostilità. La nuova fase del conflitto mostra che diplomazia e militarismo continuano a procedere in parallelo, senza una vera interruzione della guerra in Medio Oriente.
Donald Trump ha annunciato una breve sospensione del Project Freedom nello Stretto di Hormuz, avvertendo l'Iran che "sa quello che deve fare". Da Teheran, il ministro degli Esteri Araghchi ha riferito di progressi nei colloqui. La vicenda si inserisce nel quadro delle tensioni tra Stati Uniti e Iran in Medio Oriente.
Donald Trump ha rivolto nuove critiche al Papa alla vigilia della visita a Roma di un inviato statunitense. Il presidente sostiene che il Pontefice consideri accettabile un Iran dotato di arma atomica e afferma che questa posizione metterebbe in pericolo i cattolici.
Per Avner Cohen la guerra tra Stati Uniti e Iran è stata inutile e non ha eliminato la minaccia nucleare. L’esperto del Middlebury Institute ritiene improbabile una ripresa del conflitto nel breve periodo e vede per la Casa Bianca la possibilità di arrivare a un’intesa simile a quella raggiunta durante la presidenza Obama.
Negli Stati Uniti l’attività di assunzione è aumentata a marzo, segnalando che la fase di debolezza del mercato del lavoro potrebbe essere in attenuazione. Tuttavia, la guerra con l’Iran rischia di frenare questi progressi e di creare nuove pressioni sull’occupazione.
Alla vigilia della visita in Vaticano del Segretario di Stato Marco Rubio, il presidente Usa Donald Trump ha criticato il Pontefice definito 'suo connazionale' Papa Leone XIV. Trump ha affermato che la sua posizione verso Teheran sarebbe troppo morbida e ha detto che preferisce discutere dell'ipotesi che l'Iran possa avere un'arma nucleare. A metà aprile il presidente aveva già attaccato Prevost definendolo "debole e pessimo in politica estera".
La tregua resta appesa a un filo, mentre Donald Trump minimizza parlando di "solo scaramucce". Il presidente Usa ha lanciato un avvertimento a Teheran, affermando che l’Iran sa cosa deve fare. Intanto il ministro iraniano Araghchi ha riferito di progressi nei colloqui.
Gli Stati Uniti hanno annunciato "Project Freedom" per riaprire al commercio lo Stretto di Hormuz, mentre la guerra con l’Iran blocca il traffico nella zona. Donald Trump ha detto che Washington guiderà le navi rimaste ferme attraverso il passaggio, ma diversi esperti si mostrano scettici sull’efficacia dell’operazione.
Due navi militari statunitensi hanno attraversato lo Stretto di Hormuz evitando i raid iraniani, mentre gli Emirati hanno riferito di attacchi partiti dall'Iran. Maersk ha reso noto che una propria imbarcazione ha lasciato lo stretto sotto scorta Usa. Teheran ha definito "Project Freedom" un'iniziativa senza sbocco.
Il segretario alla Difesa Usa Pete Hegseth ha dichiarato che il cessate il fuoco non è terminato, nonostante lo scambio di colpi tra Stati Uniti e Iran. Il Pentagono si attendeva "un po' di turbolenza all'inizio" di "Project Freedom", l'iniziativa per far transitare le navi attraverso lo Stretto di Hormuz. Le tensioni nell'area mantengono alta l'attenzione su una rotta chiave per energia e commerci.
Donald Trump è tornato ad attaccare il Pontefice, accusandolo di mettere in pericolo molti cattolici e sostenendo che per lui sarebbe accettabile un Iran dotato di arma nucleare. Dal Vaticano è intervenuto il cardinale Pietro Parolin, affermando che Leone va avanti per la sua strada.
Donald Trump ha rivolto un nuovo attacco al Papa Leone, accusandolo di mettere in pericolo molti cattolici. Il tycoon sostiene inoltre che per il Pontefice sarebbe accettabile che l'Iran disponga dell'arma nucleare.
Maersk ha riferito che una sua nave ha attraversato lo Stretto di Hormuz sotto scorta degli Stati Uniti. L'Iran ha negato la ricostruzione, definendo "Project Freedom" senza sbocco. Donald Trump ha inoltre detto di non poter confermare se la tregua sia ancora in vigore.
La guerra in Iran spinge i Paesi del Golfo a cercare vie alternative allo Stretto di Hormuz per il transito di petrolio e gas. Tornano così d’attualità vecchi progetti di oleodotti e gasdotti terrestri, mentre si studiano nuovi corridoi logistici. Ma i costi economici e politici rendono difficile trovare soluzioni rapide.
Nel quadro delle tensioni nello Stretto di Hormuz, l’Iran ha riferito di progressi nei colloqui e ha definito senza sbocco il Project Freedom. Donald Trump ha detto di non poter confermare se la tregua sia ancora in vigore. Emmanuel Macron ha definito inaccettabili gli attacchi iraniani contro gli Emirati.
Nel The Essential di martedì 5 maggio Chiara Piotto segnala la ripresa degli attacchi tra Stati Uniti e Iran nello Stretto di Hormuz e solleva dubbi sulla tenuta del cessate il fuoco. La puntata include inoltre aggiornamenti su una sospetta epidemia di hantavirus a bordo di una nave da crociera e su una campagna di boycott contro Jeff Bezos al Met Gala.
Gli Stati Uniti annunciano l’avvio di 'Project Freedom' e affermano di controllare lo Stretto di Hormuz, mentre Teheran smentisce. Intanto cresce l’allarme per i raid iraniani nel Golfo, in un nuovo scontro che riaccende la tensione nell’area.
Teheran afferma che nessuna petroliera ha attraversato lo Stretto di Hormuz, mentre resta in fase di verifica se l'esplosione su una nave sudcoreana in fiamme sia stata causata da un attacco. L'Iran sostiene inoltre di aver colpito con due missili una nave da guerra americana, ma gli Stati Uniti smentiscono. Il segretario al Tesoro Usa ha dichiarato che Washington ha il controllo dello stretto e che lo sta riaprendo.
Le Borse hanno registrato cali e il petrolio è salito dopo il presunto attacco dell’Iran agli Emirati Arabi Uniti. L’episodio è avvenuto a quasi un mese dall’inizio di un cessate il fuoco. Gli Stati Uniti hanno inoltre riferito di aver affondato alcune imbarcazioni nello Stretto di Hormuz.
Il presidente della Biennale, Pietrangelo Buttafuoco, è intervenuto dopo le polemiche affermando che l’arte è «più potente di ogni prepotenza». Nello stesso contesto è stato annunciato il forfait dell’Iran.
Una nave sudcoreana ha preso fuoco dopo un'esplosione nello Stretto di Hormuz, mentre cresce la tensione in Medio Oriente. Teheran sostiene che una nave da guerra americana sia stata colpita da due missili, ma gli Stati Uniti smentiscono. Il segretario al Tesoro Usa ha dichiarato che Washington ha il controllo dello stretto e sta lavorando per riaprirlo.
ANSA Esteri rilancia il trailer in esclusiva di “A War on Women”, documentario dedicato all’insurrezione femminile iraniana. Il film mette al centro la protesta delle donne in Iran, in un racconto che si inserisce nel quadro delle tensioni del Paese.
Teheran sostiene che una nave da guerra americana vicino allo Stretto di Hormuz sia stata colpita da due missili, mentre Washington smentisce. Donald Trump ha annunciato l'operazione "Project Freedom" per liberare le navi nello Stretto. Intanto il cacciamine tedesco Fulda è salpato verso il Mediterraneo e in Iran tre persone sono state giustiziate con l'accusa di legami con il Mossad.
Donald Trump ha annunciato l’avvio di “Project Freedom” per riaprire il traffico navale nello Stretto di Hormuz, con l’impiego di cento aerei e 15mila uomini. Teheran ha reagito con durezza, minacciando attacchi in caso di avvicinamento delle forze americane. Macron ha espresso scetticismo, sostenendo che la riapertura dello Stretto debba essere concordata e che la Francia non parteciperà a operazioni poco chiare. Nelle ultime 24 ore un mercantile è stato preso di mira dai barchini dei Guardiani della rivoluzione.
Donald Trump ha annunciato l’operazione Freedom per liberare le navi nello Stretto di Hormuz. Teheran ha replicato minacciando attacchi contro le forze statunitensi se si avvicineranno. In Iran, inoltre, tre persone sono state giustiziate con l’accusa di legami con il Mossad.
I prezzi del petrolio sono saliti mentre Donald Trump ha annunciato l’intenzione di “liberare” le navi bloccate dal conflitto in Medio Oriente. L’agenzia britannica United Kingdom Maritime Trade Operations ha riferito che lunedì una petroliera è stata colpita da proiettili a nord di Fujairah, negli Emirati Arabi Uniti. L’episodio alimenta i timori per la sicurezza del traffico marittimo nell’area.
Donald Trump ha detto che gli Stati Uniti «guideranno» le navi bloccate attraverso lo stretto di Hormuz. Resta però incerto se l’Iran consentirà il passaggio, in un’area già molto delicata per gli equilibri regionali.
La percezione della tensione geopolitica è attualmente ai massimi, con il conflitto tra Stati Uniti e Iran collocato tra i picchi più elevati degli ultimi 40 anni. Gli ultimi due mesi vengono descritti come un’accelerazione finale di tensioni di lunga data. L'episodio 315 del podcast The Bull è disponibile in formato video su YouTube e Spotify.
Donald Trump ha annunciato l'operazione "Project Freedom" con l'obiettivo di liberare le navi bloccate nello Stretto di Hormuz. Teheran ha replicato che qualsiasi interferenza degli Stati Uniti nell'area sarà considerata una violazione del cessate il fuoco.
Gli Stati Uniti hanno annunciato il ritiro di 5.000 truppe dalla Germania; il servizio analizza le possibili conseguenze per la NATO e la sicurezza europea. Nel programma si discute anche di una nuova proposta di pace inviata dall'Iran agli USA. Viene inoltre segnalato l'annuncio dall'Australia sul quasi contenimento del tumore del collo dell'utero.
Gli Stati Uniti avviano da oggi la missione “Project Freedom” per garantire il passaggio delle navi nello Stretto di Hormuz, con un avvertimento a chi volesse ostacolarla. In parallelo, l’amministrazione Trump continua il confronto con Teheran: Washington ha respinto la bozza iraniana presentando una controproposta.
Gli Stati Uniti avviano da oggi la missione Project Freedom nello Stretto di Hormuz, con un messaggio di deterrenza rivolto a chi volesse ostacolare il transito delle navi. In parallelo, Washington continua il negoziato con Teheran, respingendo la bozza iraniana e presentando una controproposta.
L’Opec+ ha deciso di aumentare la produzione di greggio da giugno, in un contesto di tensione seguito all’addio di Abu Dhabi. Intanto una super petroliera iraniana con un carico di 1,9 milioni di barili è riuscita a sfuggire al blocco della Marina statunitense nello Stretto di Hormuz. La vicenda intreccia equilibri del cartello, mercato energetico e confronto tra Teheran e Washington.
Donald Trump ha respinto la proposta arrivata da Teheran e ha affermato che un attacco resta possibile. Dall'Iran gli ayatollah sostengono che gli Stati Uniti siano con le spalle al muro, mentre Teheran valuta la risposta americana. Il confronto conferma l'alta tensione tra Washington e la Repubblica islamica.
L'Iran ha presentato una proposta in 14 punti che punta a raggiungere un'intesa per porre fine alla guerra e poi discutere l'attuazione entro 30 giorni, ha detto il portavoce del ministero degli Esteri Baghaei. Donald Trump ha definito la proposta "inaccettabile".
L’Iran ha dichiarato di aver ricevuto la risposta degli Stati Uniti alla sua ultima proposta per avviare colloqui di pace. Il confronto tra i due Paesi non mostra però progressi verso la fine della guerra, che continua a interrompere le forniture energetiche, a scuotere i mercati globali e ad alimentare i timori di un rallentamento dell’economia mondiale.
Donald Trump ha detto che esiste la possibilità di una ripresa degli attacchi all’Iran, mentre da Teheran fanno sapere che gli Stati Uniti hanno risposto alla proposta iraniana e che la risposta è in valutazione. Le autorità iraniane hanno ribadito di non temere una guerra. Sullo sfondo restano le tensioni sul dossier nucleare e i rilievi di Teheran verso alcuni Paesi europei, giudicati irresponsabili.
Donald Trump registra il peggior dato nei sondaggi dall'inizio del suo primo mandato: il 62% degli americani lo boccia. Il 66% non approva la sua gestione dell'Iran, secondo una rilevazione Washington Post-Abc-Ipsos diffusa a sei mesi dalle elezioni di Midterm.
Donald Trump è in difficoltà nei sondaggi negli Stati Uniti. Il 62% degli americani lo boccia, nel dato peggiore dei suoi due mandati. Il 66% inoltre non approva la sua gestione dell'Iran.
La guerra in Iran rischia di tradursi in un forte aumento dei prezzi per le famiglie italiane, con un impatto stimato fino a 1.000 euro. Codacons segnala rincari del 38% per i combustibili liquidi e del 18% per i voli. Aumenti attesi anche per ortaggi e traghetti.
La prosperità globale dipende in larga misura dal traffico marittimo che passa attraverso pochi stretti strategici. Il rischio, evidenziato dal quotidiano tedesco Welt, è che l’esempio dell’Iran nello stretto di Hormuz spinga altri Stati a limitare i transiti, con una possibile escalation capace di colpire la globalizzazione.
Abdolreza Davari, ex consigliere di Ahmadinejad oggi vicino a Mojtaba Khamenei, indica tra le priorità di Teheran un accordo sui pedaggi delle navi in transito nello Stretto di Hormuz prima del negoziato sul nucleare. Nell’intervista prospetta una sorta di assicurazione pari al 5 per cento del valore dei carichi in transito.
Gli Stati Uniti hanno respinto la bozza proposta dall’Iran, mentre da Teheran arriva l’avvertimento che la guerra è più vicina. Donald Trump ha scritto al Congresso sostenendo che le ostilità sono finite, ma la mossa viene presentata come un modo per azzerare i 60 giorni oltre i quali dovrebbe chiedere un voto sul conflitto.
Si riaccende la tensione attorno all’Iran, con il ritorno dello spettro di un conflitto dopo la bocciatura di una nuova offerta e una lettera inviata al Congresso. Sullo sfondo, Donald Trump punta anche a Cuba, mentre Teheran taglia il greggio nel tentativo di evitare la stretta degli Stati Uniti.
L’Iran ha avanzato una proposta sullo Stretto di Hormuz, ma Donald Trump ha detto di non essere soddisfatto dell’ultima offerta di Teheran. Il presidente Usa ha comunque indicato di preferire una strada non militare. Il ministro degli Esteri iraniano ha affermato che Teheran è pronta alla diplomazia se Washington cambierà approccio.
La guerra tra Stati Uniti e Iran e la chiusura dello Stretto di Hormuz stanno producendo effetti a catena sull’economia globale. Tra le ricadute ci sono condizioni più rigide da parte di banche e finanziatori, con possibili impatti sul credit score e sulle richieste di mutuo.
Teheran ritiene probabile una nuova guerra con gli Stati Uniti. Intanto negli Usa cresce la rabbia dei democratici contro Donald Trump per l'autorizzazione della guerra, giudicata illegale.
Il Pentagono vuole ritirare 5.000 soldati statunitensi dalla Germania. La mossa viene letta come un segnale del malcontento di Donald Trump verso gli alleati europei sulla questione iraniana. Il ritiro sarebbe completato in un arco di 6-12 mesi.
Donald Trump ha comunicato al Congresso che le ostilità in Iran sono terminate, mentre scade il termine previsto sui poteri di guerra. Il presidente ha anche affermato che tra i leader iraniani c’è una forte discordia, elemento che ha complicato i tentativi di porre fine al conflitto avviato dagli Stati Uniti a fine febbraio.
Donald Trump ha comunicato al Congresso che le ostilità con l’Iran sono terminate. La mossa arriva allo scadere dei 60 giorni entro cui non era necessaria un’autorizzazione parlamentare e gli consente di evitare un nuovo passaggio formale al Parlamento per proseguire il conflitto.
La premio Nobel iraniana Narges Mohammadi è stata trasferita in ospedale per problemi di salute. La sua fondazione ha denunciato un catastrofico peggioramento delle sue condizioni dopo 140 giorni di negligenza medica.
Donald Trump ha affermato che l’Iran vuole un accordo, ma si è detto non soddisfatto. I media iraniani riferiscono che Teheran ha consegnato una nuova proposta negoziale, mentre Axios scrive che il presidente Usa è stato informato per 45 minuti su nuovi piani d’attacco all’Iran. Washington prepara inoltre un nuovo round di colloqui tra Israele e Libano. Trump ha poi detto di non essere contento dell’Italia e della Spagna.
I future del Wti texano sono scesi per pochi minuti sotto la soglia dei 100 dollari, per poi risalire pur restando in forte calo. A frenare la corsa dei prezzi è stata una proposta dell’Iran. Intanto il conflitto continua a pesare sui conti delle compagnie petrolifere statunitensi.
Donald Trump ha affermato che l'Iran vuole un accordo, aggiungendo però di non essere soddisfatto. I media iraniani riferiscono che Teheran ha consegnato una nuova proposta negoziale, mentre Axios scrive che il presidente Usa è stato informato per 45 minuti su nuovi piani d'attacco contro l'Iran. Intanto Washington prepara un nuovo round di colloqui tra Israele e Libano.
I media iraniani riferiscono che Teheran ha consegnato una nuova proposta negoziale. Intanto Axios scrive che Donald Trump è stato informato per 45 minuti su nuovi piani d'attacco all'Iran. Gli Stati Uniti preparano inoltre un nuovo round di colloqui tra Israele e Libano.
Wall Street ha coniato un nuovo soprannome per Donald Trump dopo “Taco”: “Nacho”, acronimo di “Not a Chance Hormuz Open”. Il nomignolo, legato alla guerra in Iran, allude all’idea che il presidente sia incapace di tenere aperto lo Stretto di Hormuz e lo ha fatto infuriare.
Exxon Mobil e Chevron hanno registrato un calo degli utili nel primo trimestre del 2026. I prezzi del petrolio sono rimasti deboli nei primi due mesi dell’anno, per poi impennarsi bruscamente dopo gli attacchi di Stati Uniti e Israele contro l’Iran del 28 febbraio, che hanno interrotto le spedizioni di greggio.
Gli Stati Uniti puntano a riaprire lo Stretto di Hormuz, con piani militari già pronti che includono bombardamenti molto intensi e un impiego limitato di truppe di terra. La pressione di Washington mira però anche a spingere Teheran a rivedere le proprie posizioni. Le prossime 48 ore vengono indicate come cruciali nello scontro tra Donald Trump e Ali Khamenei, tra rischio di guerra e possibile negoziato.
La Casa Bianca ha sul tavolo piani di attacco contro l’Iran, mentre a Teheran è stata attivata l’antiaerea. Ali Khamenei ha lanciato un duro avvertimento agli Stati Uniti. Negli Usa il conflitto è diventato più impopolare della guerra del Vietnam, ma resta aperta l’ipotesi di una nuova escalation.
Donald Trump dovrebbe ricevere un briefing sui possibili attacchi contro l’Iran prima di una scadenza chiave di 60 giorni legata al conflitto, secondo quanto riportato. Teheran ha respinto ulteriori negoziati finché non sarà revocato il blocco statunitense. Trump ha però dichiarato che non lo farà finché l’Iran non accetterà un accordo sul nucleare.
Geopop analizza la tecnologia delle mine navali, dalle mine ancorate e di fondo alle versioni moderne con sensori magnetici e acustici. Il video spiega perché individuarle e rimuoverle richiede settimane e navi specializzate, e valuta l'impatto sulle rotte e sull'economia nello Stretto di Hormuz. Viene inoltre esaminato il ruolo di questi ordigni nella geopolitica e nella sicurezza marittima.
Donald Trump ha sostenuto che un blocco farebbe esplodere l’industria petrolifera iraniana già questa settimana, ma lo scenario non appare destinato a concretizzarsi nell’immediato. Stati Uniti e Iran restano in una fase di stallo, che potrà sbloccarsi solo quando una delle due parti riterrà insostenibile il costo del confronto. Resta però incerto quale dei due attori sarà il primo a cedere.
La Bank of England ha deciso di mantenere invariato il tasso di riferimento al 3,75%. La scelta arriva mentre la guerra in Iran aumenta l'incertezza sul quadro economico.
Nuova escalation verbale tra Teheran e Washington sul Golfo Persico. Ali Khamenei ha dichiarato che l'unico posto per gli Stati Uniti nella regione è "in fondo al mare", mentre Donald Trump ha scritto che "la tempesta sta arrivando". Al centro delle tensioni anche un post su Hormuz ribattezzato "Stretto di Trump".
Le Borse europee rallentano mentre il mercato guarda all'andamento del petrolio e al negoziato tra Stati Uniti e Iran. Risalgono i bond in attesa della Bce. A Milano l'indice cede lo 0,1%, con Prysmian in evidenza.
Il sistema missilistico ipersonico Dark Eagle sarebbe in grado di raggiungere obiettivi a 3.500 chilometri di distanza in circa venti minuti, viaggiando a oltre otto volte e mezzo la velocità del suono. Le informazioni riportano una capacità di attacco di precisione e alimentano l’attenzione sul possibile impiego contro l’Iran. Restano però dubbi sulla sua efficienza reale.
Le Borse europee restano in rosso, anche se i ribassi si riducono dopo i dati sul Pil. Sui mercati pesa la tensione legata all'Iran, mentre il prezzo del greggio risale a 121 dollari. Resta inoltre l'attesa per le decisioni della Bce.
Donald Trump ha dichiarato che “la tempesta sta arrivando” e che oggi si terrà un briefing sui nuovi piani di azione in Iran. Tra le ipotesi indicate figurano la conquista dello Stretto di Hormuz, la messa in sicurezza dell’uranio e attacchi brevi e potenti. Il quadro segnala una possibile escalation nel Medio Oriente.
Inaugurato nel 2012 con un investimento di 3,3 miliardi di dollari, l’oleodotto di Fujairah consente agli Emirati di esportare petrolio evitando il passaggio nello Stretto di Hormuz. La struttura ha una capacità di 1,5 milioni di barili al giorno, espandibile fino a 1,8 milioni. Il tracciato non attraversa le acque contese tra Iran e Oman.
I comandanti militari statunitensi sono attesi oggi da Donald Trump per discutere nuove opzioni militari contro l’Iran. Tra le ipotesi riportate ci sono la conquista dello Stretto di Hormuz, la messa in sicurezza dell’uranio e attacchi brevi e potenti.
Donald Trump sostiene di preferire la chiusura dello Stretto di Hormuz ai bombardamenti, ma negli Stati Uniti vengono preparati anche attacchi definiti “forti e brevi”. Il costo di un possibile conflitto viene stimato in 25 miliardi di dollari. Intanto i democratici attaccano il segretario alla Difesa Pete Hegseth, accusando l’amministrazione di essersi impantanata.
John Kerry definisce la guerra un caos che riporta indietro di dieci anni e allontana gli Stati Uniti dai loro alleati. L’ex segretario di Stato, che negoziò l’accordo sul nucleare iraniano, sostiene che Donald Trump fece saltare anche un’intesa sui missili e su Hezbollah.
John Kerry, ex segretario di Stato americano, afferma che la guerra genera caos, arretra di dieci anni i progressi compiuti e allontana gli Stati Uniti dai loro alleati. Kerry sostiene inoltre che Donald Trump abbia fatto naufragare anche l’intesa su missili e Hezbollah collegata al negoziato sul nucleare iraniano.
Vladimir Putin ha avuto un colloquio telefonico di un'ora e mezza con Donald Trump, nel quale ha invitato a dare una chance ai negoziati con l'Iran. Nel confronto, il presidente russo ha anche aperto alla possibilità di una tregua con Kiev in occasione del Giorno della Vittoria.
Vladimir Putin ha avuto un colloquio telefonico con Donald Trump su Ucraina e Medio Oriente. Nel confronto, il leader russo ha definito inaccettabile un’eventuale operazione di terra in Iran e ha offerto aiuto sul dossier dell’uranio. Sul fronte ucraino, è stata evocata una tregua a Kiev per il 9 maggio.
Ford ha rivisto al rialzo le previsioni per il 2026 dopo un rimborso da 1,3 miliardi di dollari legato ai dazi, che ha contribuito a compensare l’aumento dei costi. Il mercato guarda anche agli effetti della guerra con l’Iran, delle tariffe commerciali e del rallentamento nel settore dei veicoli elettrici.
Per la prima volta dall’inizio del conflitto, il capo del Pentagono Pete Hegseth ha testimoniato davanti alla commissione Difesa del Congresso sulla guerra in Iran. Ha parlato di “vittoria totale” e ha respinto le accuse di un coinvolgimento senza sbocchi per Donald Trump, ma senza fornire dati sui costi sostenuti né indicazioni sui tempi del conflitto.
I tassi sui mutui negli Stati Uniti sono saliti fino a sfiorare il massimo delle ultime quattro settimane. A spingere il movimento sono stati i rendimenti obbligazionari, aumentati dopo le notizie negative sulla guerra in Iran. Il rialzo dei bond ha trascinato verso l’alto anche il costo dei finanziamenti immobiliari.
Pete Hegseth e Caine testimoniano al Congresso sul bilancio del Pentagono per il prossimo anno. L’audizione è incentrata sui conti della Difesa, ma il conflitto con l’Iran si profila come uno dei temi dominanti del confronto con i parlamentari.
Un podcast di ANSA Esteri mette al centro l’Iran, la crisi energetica e la risposta lenta dell’Europa. Il focus intreccia gli equilibri geopolitici del Medio Oriente con le difficoltà europee sul fronte dell’energia.
Donald Trump ha dichiarato che l'Iran è stato sconfitto e ha pubblicato un'immagine in cui impugna una mitragliatrice, accompagnandola con un messaggio rivolto a Teheran perché "si dia una regolata". Dal regime iraniano è arrivata una replica netta: per Teheran la guerra non è finita con il cessate il fuoco.
RaiNews indaga il ruolo del Pakistan come mediatore tra Stati Uniti e Iran, ricostruendo il percorso che ha portato il Paese dal caso Osama bin Laden del 2011 all'attuale avvicinamento a Donald Trump. Inviati e una giornalista italo‑pakistana discutono le ragioni per cui l'Iran accetterebbe il Pakistan come interlocutore nel negoziato.
La guerra in Iran costa all’Unione europea circa 500 milioni di euro al giorno per l’energia, ha affermato Ursula von der Leyen. La presidente della Commissione europea ha spiegato che in due mesi l’import energetico è aumentato di 27 miliardi di euro. Gli effetti della crisi, ha aggiunto, potrebbero farsi sentire per anni.
Donald Trump ha dichiarato che gli Stati Uniti hanno sconfitto l'Iran, mentre da Teheran è arrivata la replica che per la Repubblica islamica la guerra non è finita con il cessate il fuoco. Il segretario al Tesoro Bessent ha affermato che l'Iran dovrà ridurre la produzione di petrolio. Intanto il regime iraniano ha scritto all'Onu definendo "pirateria Usa" il sequestro delle proprie navi.
I cavi internet sottomarini che attraversano lo stretto di Hormuz rischiano di diventare un nuovo bersaglio del conflitto che coinvolge l’Iran. In quell’area passa una rete da cui dipende gran parte del traffico globale, con possibili conseguenze molto gravi per le comunicazioni internazionali.
Gli Stati Uniti hanno respinto le proposte avanzate da Teheran, mentre Donald Trump ha riferito che l’Iran chiede una riapertura immediata dello Stretto di Hormuz. Il presidente americano ha anche attaccato Friedrich Merz, accusandolo di criticarlo senza sapere di cosa parla. Intanto è attesa una nuova bozza iraniana.
Gli Emirati Arabi Uniti annunciano a sorpresa l’uscita dall’Opec, sostenendo che l’organizzazione non li abbia protetti dall’Iran. La decisione scuote l’alleanza petrolifera e colpisce l’Arabia Saudita, mentre il greggio sale fino a 110 dollari al barile. Abu Dhabi è irritata anche con la Russia e con i vicini del Golfo, giudicati troppo morbidi verso Teheran.
Saeed Jalili, figura di riferimento dell’ala più intransigente iraniana, è indicato come il leader della fronda che ostacola il negoziato tra Teheran e Washington. Veterano della guerra con l’Iraq, in cui perse una gamba, è noto come “martire vivente”. La sua linea si contrappone a quella di Ghalibaf e del fronte più aperto al dialogo.
I prezzi del petrolio sono saliti mentre i mercati valutano nuovi segnali dai negoziati tra Stati Uniti e Iran. L'incertezza su una possibile de-escalation mantiene alta la tensione, con il greggio Usa vicino alla soglia dei 100 dollari. Sullo sfondo pesa un report secondo cui Donald Trump sarebbe insoddisfatto della proposta iraniana di riaprire lo Stretto di Hormuz.
Negli Stati Uniti aumenta la contestazione interna contro Pete Hegseth, con critiche che coinvolgono anche J.D. Vance e altri repubblicani. Al centro ci sono accuse di cattiva gestione della guerra, presunte bugie sull’andamento del conflitto e purghe nelle Forze armate. Il risultato, riferiscono i media, è un forte calo di fiducia nei confronti del capo del Pentagono.
Teheran presenterà nei prossimi giorni una nuova versione della sua proposta di pace, mentre dal ministero della Difesa iraniano accusano gli Stati Uniti di non essere più in grado di imporre la propria linea ad altri Paesi. Da parte americana, Donald Trump ha espresso scetticismo sulla proposta iraniana relativa allo Stretto di Hormuz.
Le borse europee hanno aperto in lieve rialzo martedì, mentre gli investitori valutano gli ultimi sviluppi della guerra in Iran. I mercati guardano anche alle prossime trimestrali, mentre Donald Trump considera una proposta di pace sull'Iran.
Il titolo Eni arriva a quota 23,55 dopo un anno molto forte, ma nelle ultime settimane mostra una pausa. A incidere sul quadro sono sia la tenuta operativa del gruppo sia il nuovo slancio del Brent, risalito oltre i 110 dollari secondo Il Sole 24 Ore.
Un reportage di Leonardo Zellino per Tg1 descrive una rete di piccole imbarcazioni veloci, i cosiddetti 'barchini dei Pasdaran', attivi nello Stretto di Hormuz. Questa 'flotta di zanzare' è meno visibile e difficile da neutralizzare, progettata per operare secondo logiche di guerra asimmetrica. Tutti gli aggiornamenti sono disponibili su Rainews.it.
Il prezzo del petrolio Brent ha superato i 108 dollari al barile dopo il fallimento dei colloqui di pace con l’Iran. Donald Trump ha annullato sabato l’invio dell’inviato statunitense Steve Witkoff e di Jared Kushner a Islamabad, in Pakistan, dove erano previsti negoziati con Teheran.
Teheran ha avanzato ai mediatori pachistani una proposta che prevede prima lo sblocco dello Stretto di Hormuz e poi il dossier nucleare. Il ministro iraniano Araghchi è atteso da Vladimir Putin, mentre Donald Trump ha riunito la Situation Room. Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha parlato di Stati Uniti "umiliati".
Teheran ha avanzato agli Stati Uniti una proposta per un accordo sulla riapertura dello Stretto di Hormuz, rinviando però il dossier nucleare. Intanto il ministro degli Esteri iraniano Araghchi è a San Pietroburgo per incontrare Vladimir Putin, che ha assicurato l'impegno di Mosca a fare il possibile per la pace. Sullo sfondo restano le tensioni regionali e il nodo del controllo militare dello Stretto.
Donald Trump punta su un blocco per mettere sotto pressione il regime iraniano. Ma Wolfe Research avverte che la strategia potrebbe prolungare la chiusura dello Stretto di Hormuz e spingere Teheran a una risposta violenta. Uno scenario che aumenterebbe i rischi geopolitici ed economici legati a una delle rotte energetiche più sensibili al mondo.
I danni a diverse infrastrutture energetiche del Golfo e il protrarsi del blocco dei transiti nello stretto di Hormuz riducono l’ipotesi di un rialzo dei prezzi solo temporaneo e contenuto. Con il conflitto in Iran ancora aperto, prende quota la prospettiva di un ritorno dell’inflazione anche in caso di rapida de-escalation.
I mercati azionari europei sono attesi in avvio di settimana con un andamento generalmente positivo. Gli investitori restano però concentrati sullo stallo nei colloqui di pace tra Iran e Stati Uniti, che continua a pesare sul quadro geopolitico.
Donald Trump ha affermato che il sistema petrolifero iraniano rischia di esplodere nel giro di tre giorni. Intanto Mosca ha confermato la visita del ministro degli Esteri iraniano per colloqui.
Donald Trump ha riferito che dall'Iran è arrivato un nuovo documento dopo l'annullamento del viaggio in Pakistan degli inviati statunitensi. Teheran ha escluso incontri diretti. La vicenda si inserisce nel quadro dei contatti sul Medio Oriente tra Washington e la Repubblica islamica.
Gli Stati Uniti hanno imposto sanzioni a una raffineria cinese indipendente, nota come “teapot”, per l’acquisto di petrolio iraniano. L’Office of Foreign Assets Control ha inoltre annunciato sanzioni contro circa 40 società di trasporto marittimo e navi che operano come parte della cosiddetta flotta ombra dell’Iran.
Un nuovo round di colloqui tra Stati Uniti e Iran si profila a Islamabad, con la presenza attesa di Witkoff e Araghchi. Teheran ha però escluso incontri diretti. Sullo sfondo resta anche la linea di Trump, con riferimenti a una sua ritorsione nei confronti di Spagna e Gran Bretagna.
Si profila un nuovo passaggio nei contatti tra Stati Uniti e Iran, con i negoziatori americani diretti a Islamabad e l'ipotesi di un incontro lunedì rilanciata da Axios. Teheran però smentisce che siano previsti colloqui, mentre il Parlamento iraniano nega le voci sulle dimissioni di Ghalibaf da capo negoziatore con Washington. Trump invia Witkoff e Kushner, con Vance in standby.
Lo Stretto di Hormuz potrebbe non tornare pienamente operativo prima della seconda metà del 2026, secondo Baker Hughes. Il traffico delle petroliere resta molto ridotto mentre Stati Uniti e Iran cercano di far rispettare blocchi contrapposti in un contesto di fragile cessate il fuoco. La situazione continua a pesare sui flussi energetici tra petrolio e GNL.
Jared Kushner e Steve Witkoff, e non il vicepresidente JD Vance, guideranno una missione in Pakistan per colloqui diretti con l’Iran, ha reso noto la Casa Bianca. Donald Trump ha detto di non avere fretta di chiudere un accordo di pace, sostenendo che la guerra con l’Iran ha pesato su Borsa e petrolio meno di quanto si aspettasse.
L'inviato Steve Witkoff e Jared Kushner partiranno domani per il Pakistan, come riferito dalla portavoce della Casa Bianca. Il vicepresidente J.D. Vance attenderà di verificare eventuali progressi. Nel liveblog si segnala anche che, secondo il New York Times, la guerra in Iran ha ridotto le scorte statunitensi di missili e che in Libano si contano 2.491 morti negli attacchi israeliani dal 2 marzo.
Leo Goretti, responsabile del programma “Politica estera italiana” dello IAI e direttore di The International Spectator, è stato intervistato da Radio Radicale. Al centro del confronto, la proposta dell’inviato di Trump Paolo Zampolli di ripescare l’Italia ai Mondiali 2026 al posto dell’Iran.
Per JPMorgan i prezzi del petrolio sono destinati a salire ulteriormente. La banca sostiene che le scorte e la distruzione della domanda non hanno compensato l’interruzione dell’offerta legata alla guerra con l’Iran. Per colmare il deficit, i prezzi dovrebbero quindi aumentare ancora.
Nel liveblog sul Medio Oriente si riferisce che Ghalibaf ha lasciato i negoziati, mentre il segretario alla Difesa Usa Pete Hegseth avverte che senza un buon accordo Washington potrebbe colpire di nuovo. Intanto il New York Times scrive che la guerra in Iran ha prosciugato le scorte statunitensi di missili, con un consumo stimato di 1.100 missili da crociera stealth a lungo raggio.
Una mail interna del Pentagono rivelata alla Reuters ipotizza misure punitive verso paesi che non avrebbero supportato la guerra contro l'Iran, incluso il possibile allontanamento della Spagna dalla Nato. Nel documento emerge anche la possibilità che Washington non sostenga più la rivendicazione britannica sulle Falkland (Malvinas).
Silvia Boccardi intervista Filippo Fasulo, responsabile dell’Osservatorio Asia e dell’Osservatorio Geoeconomia dell'ISPI, sull'impatto della crisi tra Stati Uniti e Iran sulla Cina. Si discutono le possibili conseguenze per l'approvvigionamento energetico del Paese e le ricadute a livello globale.
Un inviato degli Stati Uniti ha avanzato la proposta che l'Italia partecipi ai prossimi Mondiali al posto dell'Iran. La vicenda è trattata nell'episodio del 24 aprile del podcast The Essential di Will Media.
Donald Trump ha detto di non stare prendendo in considerazione l’ipotesi di un’Italia al posto dell’Iran ai Mondiali. Il segretario di Stato Marco Rubio ha aggiunto di non sapere da dove provenga questa voce, precisando che gli atleti sono benvenuti ma non le persone legate ai pasdaran.
Donald Trump ha ordinato di distruggere le posamine iraniane, mentre da Teheran è arrivata la rivendicazione dei “primi pedaggi”. Sul fronte mediorientale, Israele ha affermato di attendere il via libera degli Stati Uniti per “raderli al suolo”. Il presidente Usa ha inoltre annunciato l’estensione di tre settimane del cessate il fuoco tra Israele e Libano.
Donald Trump ha dichiarato che gli Stati Uniti controllano lo Stretto di Hormuz e ha ordinato di distruggere qualsiasi nave che posi mine nell’area. Alla Bbc ha affermato che Washington ha già "annientato" l’Iran e di non avere bisogno di nessuno. Teheran sostiene di aver ricevuto i primi introiti dai pedaggi imposti su Hormuz, mentre l’Onu lavora per mantenere una presenza in Libano dopo la partenza dell’Unifil.
L'inviato di Trump, Zampolli, ha proposto di sostituire la nazionale iraniana con l'Italia ai Mondiali, sostenendo che "con quattro titoli hanno il pedigree per giustificare l'inclusione". Zampolli ha aggiunto "Non sono un politico" e ha detto di averlo fatto "per gli Azzurri". La FIFA al momento non ha rilasciato commenti.
Donald Trump ha ordinato alla Marina statunitense di "sparare e uccidere" qualsiasi imbarcazione sorpresa a posare mine nello Stretto di Hormuz. Il messaggio segnala un ulteriore aumento della tensione tra Stati Uniti e Iran attorno al passaggio marittimo, dove dall’inizio della guerra il traffico delle petroliere è stato in gran parte bloccato.
La Fifa ha raffreddato l’ipotesi di un possibile ripescaggio dell’Italia ai Mondiali al posto dell’Iran, evocata da Paolo Zampolli, inviato di Donald Trump. Dura la reazione dell’ambasciata iraniana a Roma, che ha accusato gli Stati Uniti di “bancarotta morale”. In Italia il ministro per lo Sport Andrea Abodi ha definito la proposta “inopportuna”.
Donald Trump ha ordinato di distruggere qualsiasi nave che metta mine nello Stretto di Hormuz, mentre le dragamine statunitensi sono al lavoro nell'area. Teheran ha dichiarato di aver ricevuto i primi introiti dai pedaggi imposti sullo stretto. L'Onu ha inoltre affermato di lavorare per mantenere una presenza in Libano dopo la partenza dell'Unifil.
L’economia dell’Iran è in rapido peggioramento. La retorica dura di Teheran contrasta con una realtà segnata da un’economia già fragile prima della guerra e ora in condizioni devastate, con pesanti ricadute sui cittadini e sul regime.
Le Guardie della rivoluzione iraniane hanno diffuso un video che mostra il sequestro di due navi nello Stretto di Hormuz. I pasdaran hanno dichiarato di averle scortate fino alle coste iraniane.
Le borse di Giappone e Corea del Sud hanno toccato nuovi massimi storici, sostenute dal miglioramento del sentiment sui mercati. Gli investitori hanno accolto con sollievo la decisione di Donald Trump di prorogare il cessate il fuoco con l’Iran. La mossa ha spinto al rialzo Wall Street e ha favorito un’apertura positiva dei listini asiatici.
Donald Trump ha dichiarato di aver ottenuto la liberazione di otto donne iraniane condannate a morte per aver protestato contro il regime. La vicenda si intreccia con un post pubblicato su Truth Social, che mostrava un collage di ritratti femminili dallo stile glamour e soft-focus. Il caso mette in evidenza come persone reali possano essere rappresentate attraverso immagini manipolate o generate con strumenti di intelligenza artificiale, complicando la verifica dei fatti online.
L'Italia non riuscirà a uscire dalla procedura d'infrazione Ue per il deficit, riducendo il margine di spesa del governo Meloni. È stato approvato un pacchetto di aiuti all'Ucraina, mentre si discute della possibile riapertura delle importazioni di gas dalla Russia. Trump ha esteso a tempo indeterminato il cessate il fuoco in Iran e proseguono i negoziati sul Libano.
Nuova tensione nel Golfo: l’Iran ha sequestrato due cargo nello Stretto di Hormuz e una terza nave è stata colpita. Intanto Donald Trump ha rilanciato la prospettiva di nuovi colloqui venerdì. Teheran, però, diffida degli Stati Uniti e teme possibili attacchi a sorpresa.
Due navi sono state colpite e sequestrate nello Stretto di Hormuz, tra cui la portacontainer Msc Francesca ed Epaminondas. Una delle imbarcazioni è stata raggiunta da colpi d'arma da fuoco iraniani al largo delle coste dell'Oman, riportando danni ma senza vittime. Donald Trump ha dichiarato che nuovi colloqui con l'Iran potrebbero tenersi venerdì.
Dall’inizio della guerra in Iran sono stati registrati 1.245 attacchi cyber in 14 paesi. L’analisi di Hackmanac segnala rischi per le imprese dell’Unione europea. Israele ed Emirati Arabi Uniti risultano tra i paesi più colpiti.
La senatrice Elizabeth Warren sollecita l’amministrazione Trump a chiarire la gestione dell’evacuazione dei cittadini statunitensi all’inizio della guerra con l’Iran. Migliaia di americani si sono trovati bloccati in Medio Oriente e alcuni hanno riferito di non aver ricevuto dal governo Usa il supporto necessario.
Il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, avverte che una recessione sarebbe "quasi certa" se la guerra in Iran dovesse continuare fino alla fine dell’anno. La dichiarazione è arrivata a margine dell’evento “India-Italy: Business Partner, Brighter...”.
Sono in corso a Islamabad i negoziati tra Iran e Stati Uniti. Maria Luisa Fantappiè, responsabile del programma Mediterraneo, Medioriente e Africa dello IAI, ne ha parlato a Spazio Transnazionale su Radio Radicale, nella trasmissione condotta da Francesco De Leo.
Il presidente di Confindustria ha avvertito che, se la guerra in Iran dovesse proseguire per tutto il 2026, la recessione sarebbe quasi una certezza. L'allarme è stato lanciato nel corso di un appuntamento a Milano.
Donald Trump afferma che l’Iran è al collasso con lo stretto di Hormuz chiuso, mentre Teheran sostiene che negozierà se gli Stati Uniti rimuoveranno il blocco. Intanto una nave portacontainer è stata colpita da colpi d’arma da fuoco iraniani al largo dell’Oman: ha riportato danni, ma non si registrano vittime.
Il Nikkei 225 del Giappone è salito mercoledì fino a un nuovo massimo storico. Il rialzo è arrivato mentre i mercati asiatici si muovevano in prevalenza in calo, in un contesto di crescente incertezza sul conflitto in Medio Oriente. A incidere sul quadro anche la proroga del cessate il fuoco temporaneo con l’Iran da parte di Donald Trump.
È saltato il secondo round di colloqui tra Iran e Stati Uniti previsto in Pakistan, mentre Donald Trump ha esteso la tregua. La notizia ha pesato sui mercati, con borse in calo e petrolio in rialzo. Sul fronte Ue, Berlino e Roma si oppongono alla sospensione dell'intesa con Israele; Antonio Tajani indica come preferibile la linea delle sanzioni contro i coloni violenti.
Donald Trump ha annunciato la proroga del cessate il fuoco in Iran, affermando che il governo iraniano è "seriamente fratturato". L'annuncio è arrivato dopo il rinvio di un previsto viaggio del vicepresidente JD Vance in Pakistan per colloqui di pace con funzionari iraniani.
Alaska Air Group ha ritirato le previsioni di profitto per l’intero 2026 dopo il forte aumento dei costi del carburante per aerei. Il rincaro, legato alla guerra in Iran, ha messo sotto pressione i margini della compagnia.
Resta in sospeso il viaggio di J.D. Vance a Islamabad, mentre non è ancora arrivata la conferma della presenza iraniana ai colloqui. Donald Trump ha ribadito che Teheran non ha alternative e ha escluso di puntare a una semplice “buona intesa”. Intanto, secondo Axios, Steve Witkoff e Jared Kushner sarebbero ancora negli Stati Uniti e potrebbero incontrare Trump.
Dall’inizio della guerra in Iran, il mercato del petrolio ha registrato forti oscillazioni. I timori per l’offerta legati allo Stretto di Hormuz hanno alimentato bruschi movimenti dei prezzi e una volatilità ai massimi storici. L’attenzione resta ora sulle prossime evoluzioni del conflitto e sui possibili effetti sulle forniture energetiche.
A Islamabad è atteso il secondo round di colloqui con la presenza di Vance e Ghalibaf. Donald Trump ha ribadito che l’Iran non ha altra scelta se non un accordo, aggiungendo di non volere una “buona intesa”. Il presidente Usa ha anche sostenuto che con il suo approccio avrebbe vinto in Vietnam e in Iraq.
Proseguono i negoziati tra Stati Uniti e Iran con un secondo round di colloqui previsto in Pakistan. Secondo quanto riferito, la guida suprema Ali Khamenei ha autorizzato la delegazione iraniana a partire per Islamabad. Donald Trump ha intanto accusato Teheran di aver violato più volte il cessate il fuoco.
Si apre oggi in Pakistan il secondo round di negoziati tra Stati Uniti e Iran. Donald Trump ha avvertito che sarà lungo e difficile recuperare tutto l’uranio. Sullo sfondo resta alta la tensione dopo l’accusa secondo cui una petroliera di Teheran avrebbe violato il blocco Usa.