A Ceuta resta alta l’attenzione per una nuova mobilitazione di migranti marocchini, rilanciata sui social e ritenuta credibile dai servizi e dalle istituzioni europee. Oltre al 15 agosto, vengono considerate sensibili anche le date dell’8 e del 17. Il ministero dell’Interno spagnolo assicura di poter affrontare qualsiasi scenario, mentre tra i giovani rientrati dopo il tentativo del 30 cresce l’idea che la forte presenza di polizia possa frenare nuove partenze di massa.
A Ceuta le strade restano piene di ragazzi, con almeno mille minori ancora in attesa di una sistemazione, mentre ad assisterli arrivano i residenti. In Spagna, però, le regioni governate dalla destra e gli autonomisti catalani si oppongono ad accoglierli. Intanto il numero dei morti è salito a 144.
A Ceuta sono state predisposte barriere di dissuasione in mare per impedire nuovi ingressi di migranti nell’exclave spagnola in Marocco. Il leader del Partito popolare Alberto Núñez Feijóo ha parlato di “occupazione premeditata”. In serata è attesa una manifestazione delle ultradestre guidata dall’influencer Alvise Pérez, a cui potrebbero partecipare anche rappresentanti di Vox.
Ceuta e Melilla sono due exclave spagnole in territorio africano, contese tra Spagna e Marocco. Le due città rappresentano l’unico confine terrestre tra Europa e Africa e non fanno parte integralmente dello spazio Schengen. Da anni sono al centro dei tentativi di ingresso dei migranti, spesso con conseguenze mortali.
Agli Altipiani di Arcinazzo è stata inaugurata Koinè, un'hostaria all'interno di un Centro di Accoglienza. Il progetto nasce dalle storie dei migranti e lega ristorazione e inclusione in un contesto di accoglienza.
A Belfast un rifugiato sudanese entrato in Irlanda del Nord come richiedente asilo ha tentato di decapitare un uomo. L’episodio ha riacceso le proteste anti-migranti nella città, già segnate dal clima seguito al tragico omicidio del 18enne Henry Nowak.
Il 19 maggio si aprirà all’Aja la prima udienza contro al Buti, arrestato in Germania su mandato della Corte penale internazionale. Deve rispondere di violenze, abusi, torture, omicidi e stupri avvenuti nel centro di Mitiga, in Libia. Sul procedimento pesa anche l’ombra di Almasri, mentre viene indicata la corresponsabilità di Osama Njeem.