Anare, piccolo centro venezuelano di circa 4mila abitanti che vive di pesca e turismo legato al surf, è stata una delle pochissime aree risparmiate dagli effetti dei due terremoti distruttivi del 24 giugno. Il paese, già scampato a una enorme frana nel 1999, guarda ora al ritorno dei surfisti, anche se i collegamenti per raggiungerlo restano un nodo decisivo.
Puntata speciale di MappaMondi con gli inviati Rai Giammarco Sicuro e Veronica Fernandes che dialogano da due aree devastate. In Venezuela la situazione è di emergenza dopo un terremoto distruttivo, mentre in Libano prosegue la guerra di invasione da parte israeliana.
In Venezuela i soccorritori hanno salvato Hernan Gil, rimasto per otto giorni sotto le macerie dopo il sisma. È stato idratato e nutrito con una sonda, mentre a proteggerlo è stata la guardiola in cui si trovava al momento della scossa. Intanto il governo ha decretato sette giorni di lutto nazionale: le vittime già accertate sono 2.295.
Il porto di La Guaira è stato trasformato in un obitorio a cielo aperto dopo il terremoto che ha colpito il Venezuela. Le morgue degli ospedali sono sature e nell’area vengono trasferite molte vittime del sisma. Tra gli operatori cresce il timore di rischi sanitari ed epidemie.
In Venezuela un bambino di 3 anni è stato estratto vivo dalle macerie sei giorni dopo il terremoto. L'Onu ha lanciato l'allarme sulla situazione a La Guaira, dove si contano oltre un milione di tonnellate di detriti. Secondo l'Unhcr nella zona manca tutto e l'accesso agli aiuti resta limitato.
In Venezuela un dodicenne e un bambino di tre anni sono stati salvati dopo più di cinque giorni sotto le macerie. Il ragazzo è stato individuato a Macuto, nello Stato di La Guaira, ed è stato estratto dai vigili del fuoco di Quito da ciò che restava del suo palazzo.
A La Guaira, in Venezuela, un ragazzo di 12 anni è stato estratto vivo dalle macerie cinque giorni dopo il terremoto. L'Onu ha lanciato l'allarme sulla situazione dei detriti, che nella sola area di La Guaira superano il milione di tonnellate. L'Unhcr segnala che mancano beni essenziali e che l'accesso agli aiuti resta limitato.
In Venezuela una nuova scossa di magnitudo 4.6 ha bloccato ancora i soccorsi tra le macerie. A Macuto i vigili del fuoco italiani, impegnati nelle ricerche, non sono riusciti a salvare una madre e tre bambini. Resta l’amarezza dei soccorritori, che rivendicano di aver fatto il possibile.
Sale a 1.719 il bilancio delle vittime del terremoto in Venezuela, con 5.034 feriti, mentre dopo oltre tre giorni i soccorsi continuano in una corsa contro il tempo. La Farnesina riferisce di 11 italiani deceduti e 40 dispersi. I vigili del fuoco italiani, allertati per una madre con due figli sotto le macerie di un condominio, non hanno trovato segni di vita, mentre una donna è stata salvata dopo 86 ore.
Sono stati interrotti i soccorsi a Macuto per la donna e i suoi due figli dispersi dopo il terremoto in Venezuela, dopo che non sono arrivati segnali e una nuova scossa di magnitudo 5.1 ha aumentato i rischi. Recuperato intanto il corpo del disperso salernitano, mentre proseguono le ricerche della moglie e della figlia. La situazione resta pericolosa anche per i vigili del fuoco italiani impegnati nelle operazioni.
Dal 24 giugno la border collie Tsunami è diventata un simbolo di speranza e resilienza in Venezuela dopo aver individuato quasi 100 persone sotto le macerie. Nel Paese i cani da soccorso abilitati sono molto pochi e dall’estero ne sono dovuti arrivare quasi 186 per sostenere le operazioni.
Sale a 1.450 il bilancio delle vittime del terremoto in Venezuela, mentre i dispersi sono 50mila. A Caraballeda sono stati salvati due undicenni e, dopo quattro giorni, anche un uomo con il figlio adolescente è stato estratto vivo dalle macerie. I soccorsi si sono fatti più complessi e risultano 189 gli edifici completamente crollati.
In Venezuela cresce la rabbia dopo il terremoto: i morti sono oltre 900 e i dispersi più di 50mila. La popolazione scava a mani nude tra le macerie per cercare i sopravvissuti, mentre gli aiuti promessi dal governo non arrivano. Il regime ha intanto riattivato i social, utili alle ricerche.
Gli Stati Uniti hanno stanziato subito 150 milioni per l’estero e inviato in Venezuela una squadra di risposta rapida ai disastri e due unità specializzate. La mossa segna un cambio rispetto all’anno scorso, quando l’amministrazione Trump aveva tagliato i fondi destinati all’estero, ed è presentata come una nuova “dottrina Donroe”.
In Venezuela la doppietta sismica di magnitudo 7.2 e 7.5 ha provocato centinaia di morti, migliaia di feriti e oltre 40mila dispersi segnalati. Tra le macerie emergono anche storie di sopravvissuti, come quelle di una madre e dei suoi tre figli, che raccontano la dimensione umana della tragedia. Accanto al bilancio pesantissimo, si fanno spazio racconti di speranza e vite rimaste sospese dopo il sisma.
Moises Naim definisce il terremoto un’ulteriore catastrofe per il Venezuela e accusa il governo di incapacità. Nell’intervista sostiene che la corruzione del regime rischia di vanificare l’assistenza, in un Paese dove le infrastrutture sono già state distrutte.
Le operazioni di soccorso sono in corso dopo una serie di forti terremoti che ha colpito il Venezuela. Un sisma di magnitudo 7,2 si è verificato a circa 160 chilometri a ovest di Caracas, seguito meno di un minuto dopo da una scossa di magnitudo 7,5. Le autorità temono un bilancio umano molto pesante.
Donald Trump ha annunciato che un blitz statunitense ha ucciso Niño Guerrero, leader della gang venezuelana Tren de Aragua. Il presidente ha diffuso sui social il video del bombardamento e ha ringraziato Caracas per la collaborazione all’operazione.